5 borghi in 5 piatti: ecco come il Gransasso vuole valorizzare il suo territorio | Paesi del Gusto

5 borghi in 5 piatti: ecco come il Gransasso vuole valorizzare il suo territorio

Francesco Garbo  | 02 Giu 2023  | Tempo di lettura: 4 minuti

Nasce il “Cammino del Gran Sasso” un percorso che si snoda in 60 km divisi in cinque tappe, tra paesaggi mozzafiato e borghi unici (Barisciano, Santo Stefano di Sessanio, Calascio, Castel del Monte, L’Aquila). Un cammino nato dalla collaborazione delle realtà del territorio con lo scopo di valorizzarlo e farlo conoscere ai turisti camminatori e non. Ho intervistato Federico Ciocca, presidente del cammino, per saperne di più su quest’interessantissima iniziativa.

Come è nata l’idea ?

“L’idea nasce nel 2021 da un gruppo di persone, un’associazione riconosciuta, Il cammino del Gran Sasso, composta da guide di montagna, operatori turistici e  ristoratori del territorio. Avevamo sin da subito un’idea chiara di quello che volevamo fare. La parte enogastronomica è molto importante in questo progetto. Il cammino è costituito da sentieri che vanno da Castel del monte a Calascio, fino a Rocca Calascio e Barrissano”

Le tappe nel dettaglio sono così suddivise: la prima ha come meta finale Castel del Monte attraversando Campo Imperatore e il suggestivo Canyon dello Scoppaturo, set naturale di numerosi film. La seconda tappa va da Castel del Monte alla Rocca di Calascio, attraversando il Pianoro di San Marco e superando il Colle della Battaglia. La terza conduce dalla Rocca di Calascio a Santo Stefano di Sessanio. La quarta arriva fino a Barisciano attraverso la Piana delle Locce e l’ultima, la quinta, consente di tornare da Barisciano a Fonte Cerreto attraverso le pendici del Monte Ruzza e il rifugio di Montecristo.

“L’idea era di creare un percorso ad anello. Il punto di partenza di molte escursioni è il Gran Sasso ma abbiamo deciso di guardare verso il basso, verso la storia del territorio, guardare i paesi che dal medioevo in poi hanno fatto la ricchezza del territorio con una vocazione turistica unica. Punti di interesse che negli ultimi 50 anni sono stati il set di tanti film, a Castel del Monte, ad esempio, è venuto a girare un film George Cloney. Dopo il terremoto si è riusciti a rendere più belle e più valorizzate queste zone che riescono ad accogliere i turisti. Finora questi paesi sono stati frequentati da un turismo mordi e fuggi, il cammino invece vuole tenere più giorni i turisti.”

Posso fare il cammino da solo o è previsto anche un cammino in gruppo per coloro che non sono esperti?

“Il cammino puoi scegliere sia di farlo da solo sia guidato. Sul sito ci sono tutte le informazioni utili, con tutte le strutture convenzionate (a breve ne inseriremo molte altre), la segnaletica sul posto sarà definitivamente pronta per i primi di giugno. Per chi invece non se la sente di camminare da solo esiste anche il cammino guidato ed è previsto il transfer di bagagli per viaggiare leggeri.

Questo cammino è adatto quindi anche per il camminatore dell’ultimo momento?

“Le altre guide ci dicono sempre che “questo è l’unico cammino che va in discesa”, quindi SI. Nei vari percorsi ci sono dislivelli, la prima tappa è composta da 22 km ma in discesa, l’ultima tappa sono 16 km circa ma sale in modo morbido. Le tre tappe intermedie sono più corte e sono nel cuore del cammino con visite guidate ai borghi per spezzare il fiato. Sono 5 in totale i giorni necessari per completare il cammino.”

Cosa non deve mancare nel mio zaino da portare durante il cammino?

“Pantaloni lunghi, anche d’estate, scarponcini impermeabili, t-shirt di ricambio nello zaino, giacca di pile, giacca antivento e antipioggia, 2 litri di acqua, qualcosa da mangiare, mini kit pronto-soccorso. Per chi si porta tutto dietro nello zaino, anche il cambio per i vari giorni e un paio di scarpe di ricambio.”

Cosa possiamo mangiare durante le tappe?

“Torniamo alla transumanza, tipica del nostro territorio, quindi i formaggi, dei quali il Re è il canestraio di Castel del Monte DOP. Poi i salumi di suino nero d’Abruzzo a Castel del Monte, un suino che si adatta benissimo all’alta quota, una razza di  maiali piccoli ma molto resistenti. Poi le lenticchie di santo Stefano, presidio Slow Food, e per chi si vuole dilettare nella scoperta di cereali poco conosciuti la Solina e Rosciola, con cui si producono farine di alta quota. Non mancano poi i forni che producono dolci locali, biscotteria secca fatta con mandorle del territorio.”

Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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