A due passi da Roma c’è la città che muore, ma si mangia benissimo! Ecco le prelibatezze da non perdere

Francesco Garbo  | 03 Lug 2023  | Tempo di lettura: 2 minuti

Tra calanchi argillosi e un paesaggio da fiaba, tra colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, sorge un borgo incantato: Civita di Bagnoregio. Molti sono i turisti che vengono qui  affascinati dal paesaggio unico e mozzafiato. Ecco cosa vedere in questo piccolo borgo.

La storia del borgo

Il nome sembrerebbe derivare da Balneum regis, ovvero bagno del re, un nome di origine goto-longobarda che compare nella prima volta nel 600 in una lettera di Papa Gregorio Magno al Vescovo di Chiusi Eccelsio. Dopo la caduta dell’Impero Romano, Bagnoregio cade sotto il dominio dei Goti e dei Longobardi. Solo nel XII secolo Civita di Bagnoregio diventa un libero Comune ed è proprio in questo periodo che il borgo vive un momento di prosperità mantenendo una relativa autonomia, comunque influenzata dalla ricca e potente Orvieto. Nel 1348 un’epidemia di peste distrugge la popolazione della città, in un solo giorno si contano più di 500 morti. Non fu particolarmente gentile la fortuna con questa città che nel 1695 prima e nel 1794 poi fu messa a dura prova da due terremoti al seguito dei quali i cittadini abbandonarono il colle tufaceo sul quale sorge il borgo.

la Città che muore

Purtroppo questo colle è minato da una lenta e inesorabile erosione di due piccoli torrenti che scorrono nelle valli sottostanti, dall’azione delle piogge e del vento. Il risultato è un progressivo sgretolamento della roccia. Per questo Civita di Bagnoregio è anche nota come “la città che muore“. Il borgo è collegato alla terra con uno stretto ponte di 300 metri e si appoggi dolcemente su uno sperone di roccia. Entrando nel borgo attraverso l’imponente porta di Santa Maria, si capisce sin da subito che gli abitanti reali siano ben pochi. La piazza principale più avanti ospita la facciata romanica della chiesa di San Donato rimaneggiata nel XVI secolo. Potete continuare poi la visita con la porta Albana e il tempietto di San Bonaventura. Da vedere in fine la chiesa romanico-gotica dell’Annunziata. Come cibi tipici potete assaggiare tutti gli affettati del luogo come il prosciutto, il capocollo, la pancetta arrotolata e i lombetti ma anche le salsicce e la porchetta. Come piatto tipico del borgo potete assaggiare le fettuccine condite con le interiora del pollo.

Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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