Aglianico del Vulture: dalle montagne del Mezzogiorno arriva un vino che ti conquisterà così | Paesi del Gusto

Aglianico del Vulture: dalle montagne del Mezzogiorno arriva un vino che ti conquisterà così

Marianna Notti  | 19 Gen 2024  | Tempo di lettura: 3 minuti
aglianico del vulture calice

Nel Vulture, in provincia di Potenza, in Basilicata, si produce un vino rosso, spesso sottovalutato, eppure di grande pregio e interesse: è l’Aglianico del Vulture Doc.
Questo vino si ottiene dalla vinificazione in purezza delle uve dell’omonimo vitigno, la cui coltivazione avviene sulle pendici del Monte Vulture, a un’altitudine compresa tra 200 e 600 metri, ma che arriva anche fino a 800.

Le origini dell’Aglianico del Vulture risalgono all’antica Grecia

Pare che l’Aglianico del Vulture sia stato introdotto in Italia dai greci tra il VII e il VI secolo a.C. Il suo nome deriva probabilmente dal nome della città di Elea (Eleanico), in Lucania, o forse è una storpiatura del termine “ellenico”. La coltivazione di questo vitigno raggiunse il massimo sviluppo nel XV secolo e fu proprio in questo periodo che queste uve furono ribattezzate con il nome attuale di Aglianico. Un altro momento particolarmente felice per l’Aglianico del Vulture fu il 1906, dove venne particolarmente apprezzato durante l’Esposizione Universale di Milano.

aglianico del vulture vitigno
I bellissimi e scenografici grappoli di uve Aglianico

L’Aglianico del Vulture migliora invecchiando

L’Aglianico del Vulture si esprime al meglio dopo qualche anno dalla vendemmia. Non a caso, non può essere commercializzato prima di un anno ed è raccomandato consumarlo a partire dal terzo anno di età. Due le denominazioni d’origine – Aglianico del Vulture Doc e Aglianico del Vulture Superiore Docg (questa denominazione risale al 2010) – con caratteristiche diverse. La Doc Aglianico del Vulture, ha una gradazione alcolica minima di 11,5°. A seconda del grado di invecchiamento, può riportare in etichetta le diciture “Vecchio” (se se invecchiato per almeno tre anni) o “Riserva” (se invecchiato per almeno 5 anni).
La Docg, invece, ha una gradazione minima di 13° e non può essere immesso al consumo prima del 1 novembre dell’anno successivo a quello di produzione delle uve, dopo un invecchiamento di almeno un anno in botte e un anno in bottiglia. Se le bottiglie riportano in etichetta l’indicazione “Riserva” non possono essere commercializzate prima del 1 novembre del quinto anno successivo a quello di vendemmia delle uve dopo un invecchiamento di almeno due anni in botte e due anni in bottiglia.

Perché l’Aglianico del Vulture conquisterà ogni palato

Di un bellissimo colore rosso rubino (che invecchiando assume riflessi arancione), l’Aglianico del Vulture si presenta armonico all’olfatto, con un’intensità e gradevolezza che aumentano con gli anni di invecchiamento. Al palato è asciutto, minerale, sapido, caldo e armonico e, invecchiando, diventa sempre più vellutato. L’Aglianico del Vulture è ottimo in abbinamento a secondi di carne bianca (pollame in particolare) e con la cacciagione. Si sposa anche con formaggio semiduri e primi elaborati, come paste al ragù di carne. Le bottiglie più “invecchiate” formano un perfetto binomio anche con i formaggi a pasta dura e le carni di agnello. Per gustarlo al meglio è bene utilizzare calici ampi e portarlo a una temperatura di servizio tra i 18 e i 20°C.

Marianna Notti
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