Anche la valle d’Aosta ha i suoi taralli, ma sono dolci, con lo zucchero e si chiamano troillet

Maddalena  | 16 Apr 2024  | Tempo di lettura: 3 minuti
Aosta, Valle d'Aosta

Da un angolo nascosto di un’affascinante regione come la Valle d’Aosta arriva un esempio di riuso alimentare, di sostenibilità e profondo rispetto per le risorse naturali del territorio: i troillet. I biscotti troillet, simili ai più famosi taralli per la loro consistenza ma dolci, sono eseguiti senza l’utilizzo di burro né farina, ma solo con noci, zucchero e albumi d’uovo.

Troillet: da prodotto di scarto a eccellenza culinaria


Valle d’Aosta

Proprio le noci sono le protagoniste assolute di questa antica tradizione culinaria che conserva in sé il sapore autentico e inalterato di una storia centenaria. Infatti la scelta di questi ingredienti non è casuale, ma profondamente legata a pratiche antiche di amore per la terra, nella prospettiva di riutilizzo di tutti i prodotti di un territorio con risorse limitate ma preziose, come quello montano. In dialetto valdostano il termine  “troillet” richiama il residuo della spremitura delle noci e proprio questo prodotto, originariamente destinato all’alimentazione delle galline, viene riconosciuto e celebrato oggi come una vera e propria prelibatezza.

Nascita e storia dei biscotti troillet

Frantoio per la spremitura delle noci
Spremitura delle noci

Nel cuore della Valle d’Aosta, la pasticceria Dupont di Villeneuve è il luogo di nascita dei famosi biscotti troillet, che da oltre un secolo si impegna a mantenere viva la storia di questi biscotti tipici. Il paese di Villeneuve infatti, è ad oggi l’unico luogo che mantiene viva questa tradizione, utilizzando ancora adesso il frantoio per la produzione dell’olio di noci. Fino agli anni ‘70 e ‘80 la produzione dell’olio di noci era molto limitata, ma con un profondo processo di rivalutazione e innovazione di questo prodotto, la sua qualità ha oggi raggiunto risultati eccezionali, rendendolo la base per una moltitudine di piatti della cucina locale.

La storia dei biscotti troillet è una storia tipica della vasta tradizione culinaria italiana, che è riuscita nel tempo a fare di molti sottoprodotti di “scarto” e della propria “cucina povera”, un vanto a livello internazionale. Una valorizzazione delle proprie radici culturali che trovano massima espressione nella storia e nella cultura gastronomica che nel tempo riesce non solo a conservarsi, ma rinnovarsi e trovare nuova vita nel panorama gastronomico attuale.

Dai biscotti alle insalate, il troillet in cucina

Olio di noci
Olio di noci

I biscotti troillet, proprio per la loro tipica consistenza granulosa che li rende simili ai famosi taralli pugliesi e il fatto che sono  costituiti da ingredienti semplici come zucchero e albume d’uovo, diventano la base ideale su cui spalmare burro, marmellata o miele locale. Senza dimenticare inoltre che proprio il troillet, oltre ad essere l’ingrediente principale di questi biscotti, ben lontano ad oggi da essere considerato un mero prodotto di scarto, trova impiego in diverse preparazioni come il pesto, condimento per un’insalata di cicoria e tarassaco e nella creazione di semifreddi.

Sono proprio i prodotti  come il troillet, di cui è variegata la ricchissima storia culinaria italiana, che testimoniano il legame indissolubile che la nostra gente ha con le proprie radici e il proprio territorio. Quando ci troveremo a Villeneuve quindi, assaporando un biscotto troillet, non dimentichiamo che stiamo gustando l’essenza stessa della Valle d’Aosta, quella più autentica.

In Valle d’Aosta infatti, la cucina è molto più che semplice nutrimento, diventa linguaggio attraverso il quale la gente di montagna esprime l’orgoglio per la propria terra, valorizzando al massimo le proprie radici e le proprie tradizioni nel tempo. La sfida che una comunità ha dovuto affrontare nella rivalutazione del proprio territorio, diventa un esempio di come la riscoperta di sapori antichi possa essere oggi di ispirazione per una cucina che va ben oltre i confini regionali e nazionali.

[foto di copertina @Simona Sirio-Shutterstock.com/solo uso editoriale]

Maddalena
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