Quando e come (ma anche perché) nasce il drink Bellini?

Marianna Di Pilla  | 03 Lug 2024
bellini

Difficile immaginare un bar senza Bellini, uno dei cocktail più famosi del mondo realizzato con ingredienti semplici ma dalla personalità forte. Vale a dire prosecco e succo di pesca.

Eppure è proprio qui che risiede il genio, nella semplicità assoluta di pochi elementi che si sposano alla perfezione per realizzare un simbolo del Made in Italy nella cultura dei cocktail e dei drink da sorseggiare in qualsiasi occasione. Al bar come al ristorante.

Forse, a spingere il Bellini nella storia dei bar è anche la sua storia che affonda le radici nel cuore del secolo scorso. E che vede come protagonista proprio un italiano, un imprenditore veneto. Ecco come è nato il Bellini e quando nasce questo grande cocktail.

La grande storia di Giuseppe Cipriani

Per apprezzare il Bellini può essere utile scoprire la sua storia. Che ripercorre le vicende di Giuseppe Cipriani, nato a Verona nel 1900. Dopo aver prestato servizio nell’esercito italiano durante la Prima Guerra Mondiale, Cipriani ha lavorato come cameriere in diversi locali. Ma nel 1927, nell’albergo presso il quale prestava servizio, ha conosciuto Harry Pickering.

Ovvero un giovane americano lasciato in Italia dalla nonna senza un soldo. Giuseppe ha aiutato economicamente il ragazzo prestando 10.000 Lire. Che Pickering ha reso qualche anno dopo con 30.000 Lire di interessi. Cipriani ha usato questa fortuna per fondare il suo primo e storico locale a Venezia: Harry’s Bar, in onore del ragazzo americano.

Gli inizi all’Harry’s Bar e il primo Bellini

Da un vecchio deposito di corde è nato un locale, vicino Piazza San Marco, che in poco tempo è diventato il punto di ritrovo dei VIP. La fortuna ha assistito Cipriani che ha aperto una seconda locanda sull’isola di Torcello e l’Hotel Cipriani alla Giudecca.

Quando è nato il Bellini? Nel 1948, quando era capo barista dell’Harry’s Bar. L’imprenditore ha deciso di dedicare il cocktail all’omonimo pittore veneziano per un dettaglio cromatico: il colore rosato ricorda  la veste di un angelo in un quadro di Giovanni Bellini.

Merito della polpa di pesca bianca mescolata con il prosecco, una combinazione amata anche da grandi nomi come da Ernest Hemingway, Gianni Agnelli e Orson Welles.

Come si prepara il Bellini?

La preparazione di questo inno al gusto italiano è semplice ma ricca di dettagli: bisogna estrarre polpa e succo di pesca bianca (meglio se veronese) che deve essere rigorosamente schiacciata e non frullata. Il colore deve essere bianco con sfumature rosate.

Il tutto viene mescolato senza fretta con il prosecco. I tempi sono importanti perché un’eccessiva fretta può provocare una perdita di brio nel prosecco. La consistenza è liquida e viene servito senza ghiaccio. Se si preferisce lo champagne abbiamo una variante: Bellini Royal, non sempre apprezzato da chi ama la dolce sinergia tra pesca e prosecco.

Ora, come si può intuire, un passaggio chiave della preparazione del Bellini è quello che ti consente di ottenere la polpa della pesca bianca: si può utilizzare un estrattore elettrico o un mortaio con pestello per poi filtrare il tutto con un colino conico.

Le proporzioni: 10 cl di prosecco per  5 di polpa di pesca bianca e fresca. La miscelazione degli ingredienti può avvenire in un mixing glass molto famoso, il gallone (e che trovi anche sul portale specializzato Rgmania). Per assicurarti che sia veramente un bellini deve esserci sempre quel caratteristico cappello di schiuma che dona morbidezza al cocktail.

Ci sono delle varianti?

Sì, oltre al già citato Bellini Royal – che usa Champagne al posto del Prosecco – abbiamo il Tintoretto e il Rossini. Nel primo caso abbiamo 1/3 di melograno e 2/3 di prosecco freddo mentre con il secondo puntiamo sulla purea di fragole. Che deve essere mescolata con poche gocce di limone ma anche sciroppo di zucchero.

Marianna Di Pilla
Marianna Di Pilla


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