
In cucina anche l’occhio vuole la sua parte. Ma non è il caso di questi dolcetti tipici di Prato, il cui nome la dice lunga: i brutti ma buoni.
I brutti ma buoni sono a base di mandorle dolce e amare, albumi e limone, cotti prima in pentola e poi in forno secondo la ricetta originale.
Si narra che l’origine di questo dolcetto, diffuso in tutto il Nord Italia, sia collegato a Costantino Veniani, pasticcere in provincia di Varese che nel 1878 ottenne il brevetto per la ricetta. Alcuni racconti collocano la nascita di questa ricetta in Emilia Romagna. Per altri, invece, la loro origine è collocata in Toscana nella zona di Prato dove vengono chiamati bruttiboni o Mandorlati di San Clemente. Si narra che la forma non fosse quella desiderata perché irregolare; erano però troppo buoni per buttarli.
I valori nutrizionali per 100 g di prodotto sono 413 Kcal.
Questi dolcetti sono perfetti per una pausa con caffè o come dopo cena.
Ne esistono diverse varianti. In Sicilia sono dei biscotti ricavati dai resti di altri dolci; si ricavano delle palline che vengono poi glassate.
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