Brutti ma buoni, Toscana

Fabrizio Capecelatro  | 31 Gen 2022  | Tempo di lettura: < 1 minuto

 

In cucina anche l’occhio vuole la sua parte. Ma non è il caso di questi dolcetti tipici di Prato, il cui nome la dice lunga: i brutti ma buoni.

Brutti ma buoni: che cosa sono?

I brutti ma buoni sono a base di mandorle dolce e amare, albumi e limone, cotti prima in pentola e poi in forno secondo la ricetta originale.

Brutti ma buoni: le origini e la tradizione

Si narra che l’origine di questo dolcetto, diffuso in tutto il Nord Italia, sia collegato a Costantino Veniani, pasticcere in provincia di Varese che nel 1878 ottenne il brevetto per la ricetta. Alcuni racconti collocano la nascita di questa ricetta in Emilia Romagna. Per altri, invece, la loro origine è collocata in Toscana nella zona di Prato dove vengono chiamati bruttiboni o Mandorlati di San Clemente. Si narra che la forma non fosse quella desiderata perché irregolare; erano però troppo buoni per buttarli.

Brutti ma buoni: valori nutrizionali

I valori nutrizionali per 100 g di prodotto sono 413 Kcal.

Brutti ma buoni: utilizzo in cucina

Questi dolcetti sono perfetti per una pausa con caffè o come dopo cena.

Brutti ma buoni: curiosità

Ne esistono diverse varianti. In Sicilia sono dei biscotti ricavati dai resti di altri dolci; si ricavano delle palline che vengono poi glassate.

Fabrizio Capecelatro
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