Cavolo verza di Settimo Torinese

PaesidelGusto  | 10 Gen 2019  | Tempo di lettura: 2 minuti

La produzione del cavolo verza di Settimo Torinese è da sempre molto diffusa nel territorio settimese. In un recente passato, questo ortaggio veniva coltivato all’interno delle aziende in modo intensivo. Oggi è ancora presente in numerose aziende, sia per l’autoconsumo che per la commercializzazione su mercati locali. 

 

Territorio interessato alla produzione: La zona di produzione è limitata al comune di Settimo Torinese, in provincia di Torino.

 

Cenni storici e curiosità
A testimonianza della tipicità del cavolo verza nella zona del settimese, può essere citata la tradizionale “Fera dij Coij” o “Fera Freida”, che venne istituita alla vigilia della prima guerra di indipendenza.
Il 14 marzo 1848, il re Carlo Alberto autorizzò il Comune di Settimo ad organizzare una fiera autunnale, il 19 ottobre di ogni anno, ossia il giorno successivo alla fiera che si teneva a Chivasso. La data non fu stabilita casualmente, infatti, i settimesi speravano di attrarre coloro che, di ritorno dalla vicina città di Chivasso, si trovavano a transitare nel paese. Nel verbale di deliberazione con il quale il Consiglio Comunale chiese l’istituzione della rassegna d’ottobre, congiuntamente ad una fiera primaverile, si legge: “Considerato che questo paese racchiuderebbe una popolazione d’oltre 3 mila e 500 anime; che la superficie territoriale rileverebbe a 7 mila e 300 giornate, ben produttive e coltivate; che per la sua posizione lungo il regio stradale di Milano, il paese sarebbe in continua comunicazione colla capitale e colla città di Chivasso; ritenuto che, di continuo, il paese offre un traffico ed un commercio di somma rilevanza sia dal canto dell’agricoltura sia dal canto commerciale di soggiorno e di transito, unanime e concorde il Consiglio ravvisa d’un incontestabile pubblico vantaggio lo stabilimento di due fiere annuali distinte”.
Sembra, tuttavia, che alcune edizioni della rassegna d’ottobre non abbiano avuto luogo. Su precisa richiesta del Consiglio Comunale, un decreto di Vittorio Emanale II (3 maggio 1863) autorizzò il Municipio a posticipare la fiera al terzo lunedì di novembre.
La “Fera” ha trascinato nel tempo il richiamo del cavolo proprio perché, da sempre, è su questo ortaggio che ruota l’evento commerciale. Ancora oggi, la “Fera” è un appuntamento molto importante per mantenere vive le tradizioni popolari contadine.

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