
Ci sono borghi che colpiscono subito, appena li si vede da lontano, e Apricale è uno di questi. Arroccato tra le colline, con le sue case in pietra addossate le une alle altre, racconta una Liguria diversa, più interna e silenziosa, fatta di storia, paesaggio e tradizioni ancora ben riconoscibili. Visitandolo, si ha la sensazione di entrare in un luogo che ha saputo conservare il proprio carattere senza diventare artificiale, tra scorci medievali, segni d’arte contemporanea e una cucina che parla direttamente del territorio.

Apricale si trova nella Val Nervia, nell’entroterra della provincia di Imperia, in una posizione che per secoli ha avuto un valore strategico e che oggi ne definisce soprattutto il fascino paesaggistico. Il borgo appare come un nucleo compatto appoggiato al pendio, quasi fuso con la montagna. Il suo centro storico conserva una struttura tipicamente medievale, con vicoli stretti, scalinate, sottopassi, archi e piccole piazzette che interrompono il ritmo serrato delle abitazioni.
Camminare qui significa seguire un impianto urbano nato per adattarsi al terreno e non per dominarlo. Le facciate in pietra, i passaggi ravvicinati e gli scorci improvvisi restituiscono l’immagine di un paese che ha mantenuto una forte continuità con il proprio passato, mostrando una delle espressioni più interessanti della Liguria dell’interno.

Le origini di Apricale risalgono al Medioevo, quando il paese iniziò a svilupparsi come presidio dell’estremo Ponente ligure. Il punto di riferimento storico e architettonico è il Castello della Lucertola, che domina il borgo dall’alto e ne ha orientato la crescita nei secoli. Attorno alla fortezza si è formato l’abitato, con edifici costruiti in modo progressivo lungo il pendio, fino a creare un organismo urbano compatto e leggibile ancora oggi.
Il rapporto tra il castello e le case del centro spiega bene l’identità del paese: uno spazio raccolto, difensivo, modellato dalla necessità e poi trasformato nel tempo senza perdere la sua fisionomia. Anche la piazza principale conserva un ruolo importante nella vita locale, come punto di incontro e luogo in cui il tessuto storico continua a essere vissuto in modo quotidiano, non solo osservato da chi arriva in visita.

Uno degli aspetti più interessanti di Apricale è il modo in cui il borgo ha affiancato alla memoria medievale una presenza culturale concreta. Passeggiando tra le sue strade si incontrano murales, opere di arte diffusa e installazioni che dialogano con muri, facciate e slarghi senza alterare l’equilibrio del paese. L’arte qui non è separata dal contesto, ma entra nei percorsi quotidiani e accompagna la visita in modo naturale.
A questo si aggiunge il legame con il teatro, che soprattutto nella bella stagione utilizza vicoli, scalinate e piazze come scenografia reale. Il risultato è un borgo che non vive soltanto di conservazione, ma che riesce a reinterpretare i propri spazi storici attraverso linguaggi contemporanei. Questa dimensione culturale ha dato ad Apricale un profilo riconoscibile nel panorama ligure, mantenendo però un tono coerente con la misura del luogo.

Fuori dal centro abitato, Apricale continua a raccontarsi attraverso il paesaggio agricolo. Le colline sono segnate dai terrazzamenti in pietra, costruiti nei secoli per rendere coltivabili pendii difficili e ancora oggi essenziali per comprendere l’identità locale. In questo quadro l’agricoltura ha avuto e conserva un ruolo importante, soprattutto grazie agli uliveti di olive taggiasche, una delle produzioni più rappresentative del Ponente ligure.
Accanto agli ulivi restano orti, piccoli vigneti e una cultura del lavoro legata alla campagna. Anche la tavola riflette questa continuità: il coniglio alla ligure, preparato con olive ed erbe aromatiche, è uno dei piatti più legati all’entroterra, mentre il Rossese di Dolceacqua accompagna bene la cucina della valle con il suo carattere territoriale. Poi arriva la sera, le luci si posano sulle pietre, i rumori si abbassano e Apricale mostra il suo lato più evocativo, fatto di silenzi, scorci illuminati e un’atmosfera che resta impressa con naturalezza.

Curioso per natura e appassionato di tutto ciò che profuma di tradizione, racconto l’Italia attraverso i suoi sapori, i suoi borghi e le storie che nascono intorno alla tavola. Su Paesi del Gusto scrivo di ricette, prodotti tipici, viaggi gastronomici e piccole eccellenze locali, con l’obiettivo di far scoprire il lato più autentico e gustoso del nostro Paese.
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