Come aprire un ristorante a conduzione famigliare

Redazione  | 18 Lug 2023  | Tempo di lettura: 4 minuti

Quando si ha la passione per la cucina e la si vuole trasformare in un’attività redditizia e gratificante, spesso la scelta più naturale è quella di aprire un ristorante a conduzione familiare. Questa tipologia di impresa, come stabilito dall’art. 230 bis del codice civile, è svolta da un gruppo di persone legate da vincoli di parentela fino al terzo grado. Si tratta di una forma di ristorazione molto diffusa nel nostro Paese, che si basa sulla tradizione, sulla qualità e sull’accoglienza e che offre dei vantaggi anche dal punto di vista economico.

Tuttavia, per avviare un’attività ristorativa di questo tipo, non basta avere la passione per la cucina e il sostegno dei propri cari. Bisogna anche affrontare una serie di ostacoli e difficoltà, come le procedure burocratiche necessarie per ottenere le licenze e le autorizzazioni richieste dalla legge e gli aspetti fiscali legati alla gestione dell’attività. Nel presente articolo, esploreremo tutti i passi necessari per aprire un ristorante a conduzione familiare, analizzando le sfide comuni che si possono incontrare lungo il percorso.

Requisiti per aprire un ristorante a conduzione familiare: parentela, onorabilità e professionalità

Per poter aprire un ristorante a conduzione familiare, bisogna possedere alcuni requisiti indispensabili, primo fra tutti il grado di parentela, che deve permanere per tutta la durata dell’impresa. Ciò implica che se due coniugi che hanno costituito un’impresa familiare decidono di divorziare, perderanno i vantaggi fiscali e tributari derivanti da tale forma di gestione e non potranno più usufruire di questo regime agevolato.

Un altro requisito fondamentale per aprire un ristorante è non avere precedenti penali per reati che prevedono una pena detentiva superiore a tre anni.

Relativamente ai requisiti professionali, è necessario:

  • avere compiuto 18 anni;
  • possedere il certificato del corso SAB (ex REC), che abilita alla somministrazione di alimenti e bevande;
  • aver svolto o svolgere da almeno due anni, anche non consecutivi, un’attività nel settore della ristorazione o della somministrazione, anche come dipendente;
  • possedere almeno un diploma di scuola superiore che includa materie relative al commercio o alla preparazione di alimenti, come il diploma alberghiero.

In merito all’ultimo punto, è bene notare che un corso cuoco online può essere molto utile per apprendere le basi della cucina, ma non sostituisce il titolo di studio richiesto. Per quanto riguarda il corso SAB, va puntualizzato che non è necessario per chi, negli ultimi 5 anni, ha avuto un’esperienza lavorativa nel settore della ristorazione durata almeno 2 anni, anche non consecutivi.

Aprire un ristorante a conduzione famigliare: procedure burocratiche e requisiti tecnici

Passiamo ora a esaminare quali sono le procedure burocratiche da seguire per aprire un ristorante a conduzione familiare. Per prima cosa, bisogna redigere un atto pubblico o una scrittura privata autenticata, in cui si specificano i dati dei familiari che collaborano all’impresa, il tipo di parentela, che deve essere entro il terzo grado, le responsabilità e le percentuali di partecipazione. L’atto deve essere successivamente registrato nel Registro delle Imprese, presso la Camera di Commercio competente. Inoltre, è necessario procedere all’apertura della partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate e all’iscrizione presso l’Inps e l’Inail.

Altre procedure necessarie sono:

  • presentare la SCIA in comune;
  • inviare la Comunicazione Unica alla CCIAA della provincia;
  • ottenere la licenza commerciale;
  • iscriversi al CONAI;
  • comunicare all’agenzia delle dogane la volontà di vendere o somministrare alcolici;
  • farsi rilasciare dal comune l’autorizzazione per l’esposizione dell’insegna.
  • pagare i diritti SIAE in caso di diffusione di musica nel locale.

Per aprire un ristorante a conduzione famigliare, bisogna anche soddisfare dei requisiti tecnici che riguardano il locale. Questi requisiti possono cambiare da regione a regione, ma in generale si richiede che il locale sia conforme alle norme urbanistiche ed edilizie vigenti, che abbia una superficie adeguata e servizi igienici per i clienti e per il personale, accessibili anche ai portatori di handicap, che rispetti le norme antincendio e quelle per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Inoltre, bisogna redigere il manuale HACCP, che attesta le procedure di sicurezza alimentare adottate nel locale.

Quanto costa aprire un ristorante a conduzione famigliare?

Aprire un ristorante a conduzione famigliare è un’attività che richiede una serie di costi, che possono variare a seconda della tipologia, della dimensione e della posizione del locale. In media, si stima che si debbano sostenere le seguenti spese:

  • Corso SAB: 600-800 euro.
  • Attrezzature da cucina, strumenti e materiale di sala: tra i 25.000 e i 35.000 euro.
  • Arredamento per il ristorante: tra i 7.000 e i 15.000 euro.
  • Eventuali lavori di ristrutturazione: tra i 10.000 e i 40.000 euro.
  • Tenuta della partita IVA e gestione contabile del commercialista: 1.500 euro annui.
  • INPS: 3.000 euro annui circa.
  • Licenza commerciale: tra i 500 e i 5.000 euro a seconda del Comune.
  • Autorizzazione e costo per l’insegna: tra i 100 e i 500 euro.
  • Diritti SIAE: tra i 150 e gli 800 euro a seconda delle dimensioni del locale e del tipo di diffusione (audio e/o video).

Ovviamente, bisogna considerare anche il canone d’affitto, che dipende dalla zona e dalla metratura del locale, le tasse, le imposte e le altre spese di gestione, come le utenze, il personale, il materiale di consumo, ecc.

Queste sono solo delle stime indicative, che possono variare molto a seconda dei casi specifici. Consigliamo quindi di fare un business plan dettagliato prima di avviare un ristorante a conduzione famigliare, in modo da avere una visione chiara dei costi e dei ricavi previsti.

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