Cosa vedere e mangiare a Pescocostanzo, il borgo abruzzese tra i monti che sembra il Trentino

Claudio Garau  | 30 Ago 2025

Tra le montagne d’Abruzzo, incastonato come una gemma preziosa a 1.395 metri di altitudine, sorge Pescocostanzo, un borgo di poco più di mille abitanti che riesce però a custodire un patrimonio culturale, naturale e artistico smisurato.

È uno scrigno di bellezza che fa parte del Parco Nazionale della Maiella e dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia, ed è anche rinomato per la sua stazione sciistica, che lo rende un punto di riferimento per gli amanti delle vacanze sulla neve. Ecco cosa sapere prima della prossima gita e quali prelibatezze è possibile gustare nel luogo.

Il borgo e le sue meraviglie storiche, artistiche e religiose


Arrivando a Pescocostanzo, le cui origini risalgono al X secolo, il viaggiatore rimane subito rapito dal paesaggio che lo circonda: altipiani, prati e faggete disegnano un quadro naturale che sembra uscito da una fiaba. Ma è entrando nel cuore del borgo che l’incanto si fa irresistibile. Stradine lastricate di pietra, palazzi rinascimentali, botteghe artigiane, fontane e case eleganti raccontano una storia antica, fatta di cultura e tradizione.

Il monumento che più di ogni altro domina la scena è la Basilica di Santa Maria del Colle, una delle chiese più affascinanti d’Abruzzo per ricchezza e patrimonio artistico. Al suo interno spicca la Cappella del Sacramento, creazione del celebre fabbro Sante di Rocco, un’opera che lasci senza fiato per la raffinatezza dei dettagli.

Passeggiando per le vie, ecco emergere altre testimonianze straordinarie. La Chiesa di Santa Maria del Suffragio, con il suo portale seicentesco, custodisce un soffitto a cassettoni in legno e un altare monumentale realizzato da Ferdinando Mosca nel 1716. Poco distante, la Chiesa della Madonna delle Grazie, edificata prima del 1508, custodisce un prezioso altare ligneo del XVI secolo. A riportarci ancora più indietro nel tempo è invece la Chiesa di Sant’Antonio Abate, costruita nel ‘200 sul primo nucleo cittadino, chiamato “Peschio” o “Pesco”.

Un’altra perla è la Chiesa di Gesù e Maria, voluta nel XVII secolo dagli abitanti per ospitare i frati francescani: ricca nelle decorazoni, ospita un altare maggiore firmato dal grande architetto e scultore bergamasco Cosimo Fanzago, attivo a Pescocostanzo tra il 1624 e il 1630.

E ancora: la graziosa Chiesetta di Santa Maria del Carmine, del XVIII secolo, con la sua facciata in pietra bicroma barocca; il Convento di Santa Scolastica, meglio conosciuto come Palazzo Fanzago e capolavoro barocco; la Chiesetta ed Eremo di Sant’Antonio (XIII secolo); l’Eremo di San Michele, documentato già nel 1183; il Palazzo del Municipio del XVIII secolo, con la sua tipica scala esterna e il ballatoio detto “vignale”; il Palazzo del Governatore, dalla storia multiforme; e la suggestiva Fontana di Piazza Municipio, risalente probabilmente all’Ottocento.

I musei e l’artigianato


L’anima del borgo è indissolubilmente legata all’arte, alla manualità e agli antichi mestieri. A Palazzo Fanzago trova spazio anche il Museo dell’Artigianato Artistico, dove ammirare lavori in pietra, ferro battuto, legno e tessuti. Al secondo piano, la protagonista è l’antica e raffinata tradizione del merletto a tombolo, ancora oggi simbolo identitario di Pescocostanzo.

Non mancano il Museo della Basilica, che custodisce i tesori della Collegiata di Santa Maria del Colle, e il Museo delle Origini, allestito nella chiesetta di San Giovanni, dove si conservano antichi strumenti contadini e preziose mappe d’archivio.

La tradizione artigianale è viva ancora oggi: l’oreficeria in filigrana, il ferro battuto, l’intaglio del legno e il tombolo continuano a essere tramandati con passione. In qualche casa del borgo è ancora possibile acquistare direttamente dalle mani delle ricamatrici i preziosi merletti realizzati su disegno.

Il “piccolo Trentino” e i sapori autentici locali


Pescocostanzo viene spesso definito “un piccolo Trentino” perché, pur sorgendo sugli Appennini, ricorda molto i borghi alpini del Nord. A 1.395 metri di altitudine, circondato da faggete secolari e pascoli, offre paesaggi che sembrano dolomitici.

Le sue case in pietra, i tetti spioventi, le strade lastricate e i palazzi rinascimentali evocano l’ordine e l’eleganza dei paesi trentini, mentre le antiche tradizioni artigiane rafforzano questa somiglianza. A ciò si aggiunge il turismo “quattro stagioni”, con la stazione sciistica d’inverno e i sentieri escursionistici d’estate, che fanno di Pescocostanzo un borgo abruzzese dall’anima sorprendentemente alpina.

A rendere memorabile la visita a Pescocostanzo, c’è anche una gastronomia che affonda le radici nella tradizione agricola e pastorale. La pasta fatta in casa è protagonista: gnocchi, tacconelli, tacconi. Questi ultimi vengono spesso cucinati con gli orapi, gli spinaci selvatici che crescono sui monti, come vuole la ricetta tipica dei tacconi con orapi. In inverno spicca la polenta, condita con carne di maiale soffritta o con ragù di castrato; in primavera le minestre di verdure spontanee e legumi riportano ai sapori più genuini.

E poi i dolci: mostaccioli, scaglie, pigne pasquali, amaretti, pizzelle e la cicerchiata, regina del Carnevale, ricoperta con miele degli Altipiani.

Pescocostanzo non è soltanto un borgo da visitare: è un luogo da vivere con tutti i sensi. Qui l’arte incontra la natura, la storia si fonde con le tradizioni, e il gusto accompagna il viaggio del visitatore.

Claudio Garau
Claudio Garau


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