per la pasta:
300 gr. di farina bianca
300 gr di farina gialla
6 uova
sale
(si può usare polenta avanzata con aggiunta di farina di grano)
per il condimento:
olio, aglio e cipolla
150 gr. lardo battuto
250 gr. salciccia fresca sminuzzata
5 pomodori maturi
parmigiano o pecorino grattugiato
Impastate della polenta avanzata con farina di grano e poi spianate il tutto, come se si dovesse fare una pasta sfoglia un po’ spessa. Ottenuta la sfoglia, tagliatela a quadrelloni. A parte, preparate un intingolo, facendo soffriggere in poco olio, aglio e cipolla, ai quale aggiungerete via via del lardo battuto, pasta di salciccia e pomodoro. Intanto avrete provveduto a mettere sul fuoco una pentola con acqua sufficiente per fare con il sugo preparato una minestra brodosa. Al bollore, versate le “cresc’ taiàt” ed il sugo nella pentola, aggiungendo farina di granoturco per rendere il tutto più o meno denso a piacere. Spegnere il fuoco e spolverare con del parmigiano o meglio con del pecorino. Far riposare cinque minuti e servire.
Nella “Cena del contadino”, che porta la data del 1866, Pasqualon (poeta dialettale pesarese) così le ricorda:
“Malè i trova prepared
o polenta o cresc’ taied
do fagioi sa un po’ d’pen sotta
fin c’la panza l’a’n borbotta
do scorpegn, do rapaster
pur ch’sarempa giò i budei”.
In Romagna esiste un piatto simile, chiamato Patacùc’, di solito cucinato con i fagioli.
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