È la città delle cento chiese, e con i suoi dolcetti alle mandorle è uno dei posti più dolci della Sicilia

Francesco Garbo  | 09 Giu 2024  | Tempo di lettura: 4 minuti
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Erice, precedentemente noto come Monte San Giuliano, è un piccolo borgo siciliano famoso per le sue delizie culinarie come la pasta di mandorle, ma anche per le ceramiche e per i suoi tappeti. Un’antica tradizione legata alle conoscenze importate da Grecia e Medio Oriente attraverso i traffici marittimi che hanno consentito di accrescere l’abilità dei tessitori di Erice. Scopriamo dunque storia e tradizioni di questo fantastico borgo siciliano.

La storia del borgo


Il nome deriva da Eryx per i Greci era il gigante con il quale lottò il Dio Ercole nell’Eneide di Virgilio. Il borgo fu chiamato dai Normanni Monte San Giuliano ma dal 1936 ha riacquisito il suo nome greco. La probabile fondazione di questo borgo si fa risalire al VIII secolo a.C da parte degli Elimi, una popolazione derivante dagli esuli troiani secondo Tucidide. Nel V secolo a.C fu oggetto di contesa tra Siracusani e Cartaginesi e cadde proprio sotto ai Cartaginesi nel 398 a.C. diventando Iurka sotto la colonizzazione fenicia. Nell‘831 d.C il borgo cambia ancora una volta il suo nome diventando Gabel-el-Hamid sotto la conquista araba.
Erice strada del vino
Erice sorge su un monte che in passato fu sede del culto della dea Astarte, per i Fenici dea della fecondità, per i Greci Afrodite, per i Romani la Venere Ericina. Qui di notte si accendeva un grande fuoco che fungeva da faro e un punto di riferimento per coloro che erano in mare. I resti del castello che oggi si possono ancora ammirare, appartengono all’antico castello di Venere costruito dai Normanni. Stupendo il panorama che si può scorgere dal balio, un giardino all’inglese da cui si può vedere una parte della costa tirrenica del golfo di Trapani e, solo nelle giornate più luminose si può scorgere anche la costa africana.

Iniziate la visita del borgo da Porta Trapani e da qui dirigetevi verso la piazza centrale. Tra le vie sono evidenti influenze normanne e impianti urbanistici medievali ma anche un quartiere spagnolo che è sorto nel XVII secolo quando la dominazione spagnola imponeva l’obbligo di offrire gratuitamente vitto e alloggio ai soldati della guarnigione.

Cibi da non perdere ad Erice

Erice, pasticceria
Erice, pasticceria
Erice, borgo medievale con vista mozzafiato sulla città di Trapani e sul mare, è un vero e proprio crogiolo di sapori mediterranei e tradizioni culinarie che risalgono a secoli fa.
La cucina di Erice è profondamente influenzata dalla stratificazione di culture che hanno dominato la Sicilia. Fenici, Greci, Arabi, Normanni e Spagnoli hanno lasciato il loro segno nella gastronomia locale, portando ingredienti e tecniche che sono stati sapientemente incorporati nella cucina siciliana. Erice, con il suo clima particolare e la sua posizione geografica, fa uso generoso di prodotti del mare e della terra, creando piatti che sono un omaggio alla sua ricca biodiversità.
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Caffe San Giuliano a Erice, ph. @noel bennett, Istock.com/solo uso editoriale
Erice è famosa per i suoi dolci a base di mandorla, retaggio delle influenze arabe in Sicilia e realizzati con mandorle locali finemente macinate, zucchero, e albume d’uovo, spesso aromatizzati con scorza di limone o vaniglia. La Genovese, in particolare, è una torta morbida e ricca, ripiena di crema pasticcera, tipicamente consumata durante le feste.
La provincia di Trapani, di cui Erice fa parte, è inoltre una delle più importanti aree vitivinicole della Sicilia dove si producono vini apprezzati anche a livello internazionale.
Per quanto riguarda il cibo tipico da assaggiare ad Erice, imperdibili sono i dolcetti “di riposto” ripieni di conserva di cedro e cesellati a mano dalle artigiane pasticcere del luogo che si tramandano la ricetta originaria della suore del convento di clausura di San Carlo. Rimanendo in tema dolci, i mostaccioli, le paste volanti e i biscotti al latte. Tra le D.O.P del luogo c’è l’olio extravergine d’oliva Valli Trapanesi e i vini D.O.C. provenienti da vitigni autoctoni dell’area collinare circostante come Grillo, Inzolia, Catarratto.
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Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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