È la cittadina del Ponte degli Alpini, una piccola capitale della grappa famosa per il suo Asparago Bianco DOP

PaesidelGusto  | 13 Mag 2024  | Tempo di lettura: 4 minuti
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È una delle cittadine più belle da visitare in Veneto, che seduce con il suo ricco patrimonio storico e culturale e, naturalmente, con il celebre distillato che porta il nome della città. Reso inconfondibile dalla presenza del suo famoso Ponte degli Alpini, Bassano del Grappa offre un’esperienza di viaggio autenticamente italiana che rimane impressa nel cuore dei visitatori.

Cosa vedere a Bassano del Grappa

Bassano del Grappa e Ponte degli Alpini
Bassano del Grappa
Uno dei simboli più emblematici di Bassano del Grappa è il Ponte degli Alpini, progettato originariamente nel 1569 dall’architetto Andrea Palladio. Questo ponte in legno che attraversa il fiume Brenta è stato distrutto e ricostruito più volte nel corso della sua storia, diventando un simbolo di resilienza per la comunità locale. Passeggiare su questo ponte consente di ammirare una vista mozzafiato sul fiume e le montagne circostanti.
Piazza Libertà è il cuore pulsante di Bassano del Grappa, luogo che ne ospita edifici storici, caffè all’aperto e negozi, e che è spesso teatro di mercati all’aperto e festival culturali. Un elemento di spicco della piazza è la Loggia del Podestà.
Non si può parlare di Bassano del Grappa senza menzionare la sua tradizione nella produzione della grappa. Questa acquavite di vinaccia è intrinsecamente legata all’identità della città. Le distillerie locali, alcune delle quali in attività da secoli, offrono tour guidati che permettono di scoprire il processo di distillazione e, naturalmente, di assaggiare diverse varietà di grappa. La Poli Distilleria, situata vicino al Ponte degli Alpini, è una delle più famose e visitate per la sua qualità e per il museo della grappa annesso.
La gastronomia di Bassano del Grappa è un altro dei suoi punti di forza. Oltre alla già citata grappa, la città è famosa per gli asparagi bianchi, una varietà pregiata insignita del riconoscimento DOP.

La storia dell’asparago bianco di Bassano DOP


Asparago bianco di Bassano DOP
La coltivazione dell’asparago nel Bassanese sembra avere origini molto antiche e numerose sono le citazioni documentali e le testimonianze derivanti dalla tradizione popolare.
“La scoperta dell’asparago è stata del tutto casuale. In data imprecisata, pare nel cinquecento, una violenta grandinata avrebbe rovinato la parte aerea della pianta; il contadino cercò allora di cogliere quello che rimaneva sottoterra dell’asparago, cioè la parte bianca. Si accorse che era buona e da allora cominciò a cogliere l’asparago prima che spuntasse da terra” (da: Antonio F. Celotto, L’Asparago di Bassano, Neri Pozza Editore Vicenza, 1979).
Un’altra leggenda racconta che “Sant’Antonio da Padova aveva portato dall’Africa delle sementi dell’asparago. Tornando da Bassano, dove era andato per ammansire il tiranno Ezzelino, percorrendo la strada che congiunge Bassano a Rosà, cosparse tra le siepi le sementi che rendono tuttora quella terra come la più indicata e feconda per la coltura del turione”. In una nota spese della Repubblica Veneta del 1534 relativa ad un banchetto organizzato in onore di messer Hettor Loredan, è indicata la spesa che il Doge Andrea Gritti sostenne per l’acquisto nell’agro bassanese di “sparasi mazi 130, lire 3 et soldi 10”. Durante il concilio di Trento (1545-1563) i padri conciliari, che con il numeroso seguito sostavano a Bassano, trovavano tra i prodotti locali anche “i sparasi”. In un famoso dipinto del pittore veneziano Giovanbattista Piazzetta (1682-1754) “La Cena di Emmaus” è ben visibile il piatto di asparagi preparato secondo la tradizionale ricetta bassanese “sparasi, e ovi, sale e pevare, oio e aseo” (asparagi e uova, sale e pepe, olio e aceto).
Ancora oggi, nella tradizione popolare il consumo di asparagi rimane legato al periodo primaverile ed alla Pasqua: un noto detto locale ricorda che “quando a Bassan vien primavera se verze la ca’ e la sparasera” per la tradizionale “sparasada” che segue la festa.

Descrizione del prodotto

Il territorio interessato alla produzione comprende la provincia di Vicenza nei comuni di Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Rossano Veneto, Nove, Tezze sul Brenta e Marostica. La denominazione ”Asparago Bianco di Bassano” designa i turioni di asparago riferibili all’ecotipo locale, rappresentato dalla varietà “Comune – o Chiaro – di Bassano”. Il diametro medio minimo al centro è di 10 mm, con una lunghezza compresa entro i valori minimi e massimi di 18 e 22 cm.
La commercializzazione avviene in mazzi omogenei di peso variabile da 1 a 1,5 kg. È inoltre ammessa la presenza di alcune spaccature trasversali dei turioni, elemento di pregio e di identificazione del prodotto bassanese, vista la sua fragilità. Gli asparagi di Bassano presentano un gusto dolce-amaro caratteristico, che li rende del tutto particolari.

Processo di produzione

Quella dell’asparago è una pianta poliennale, che vive e produce in media per una decina d’anni. Il fusto sotterraneo (rizoma) produce delle gemme da cui derivano i fusti, chiamati turioni, che sono la parte commestibile del prodotto. Questi turioni crescono e si sviluppano sottoterra, in terreni appositamente preparati, in modo da restare al riparo dalla luce del sole e rimanere bianchi. Vengono raccolti a mano, tagliandoli alla base con un apposito coltello. Gli asparagi bassanesi vengono quindi refrigerati in acqua e sono commercializzati in mazzi legati manualmente tra loro con un succhione di salìce chiamato “stroppa”.
Il prodotto è reperibile direttamente presso i produttori o presso alcuni rivenditori della zona, nel periodo di raccolta da aprile a giugno.

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