È molisano il raviolo più grande d’Italia, e si prepara dall’800. Storia e ricetta del raviolo scapolese

Marianna Di Pilla  | 01 Giu 2024  | Tempo di lettura: 3 minuti

Colline silenziose, valli incantate, tradizioni secolari e paesaggi da cartolina: è in questa magica cornice offerta dal Molise incontaminato che si trova Scapoli, piccolo borgo in provincia di Isernia che offre una fuga dalla frenesia della vita moderna e non solo. Scapoli rappresenta infatti anche un importante centro culturale e di musica popolare molisana, in particolare quella legata alla zampogna. La zampogna è uno strumento a fiato dalle antiche radici, che a Scapoli viene celebrato con un museo dedicato e una festa che si tiene ogni estate.
La storia di Scapoli è tessuta nelle pietre dei suoi antichi edifici e nelle stradine del suo centro storico. Una passeggiata attraverso il borgo offre la possibilità di ammirare architetture rustiche, porte in legno scolpito e piazze che fungono da luoghi di incontro per gli abitanti del posto.

Scapoli da mangiare: storia del raviolo scapolese

Raviolo scapolese
Raviolo scapolese
Visitare Scapoli offre anche l’opportunità di assaggiare la cucina molisana, nota per i suoi sapori autentici e i suoi piatti tradizionali che annoverano ad esempio la panonta di Miranda. Tra i must da provare il Raviolone Scapolese sale indubbiamente sul podio.
Il raviolone scapolese è il piatto simbolo di questa piccola località, ed è un prodotto che racconta una storia culinaria che risale all’Ottocento. In un’epoca di scarsità economica e abbondanza naturale, i suoi abitanti si ingegnarono e riuscirono a trasformare pochi e semplici ingredienti che avevano a disposizione in una prelibatezza culinaria che conquista ancora oggi. Pare che la ricetta sia nata dalla necessità di utilizzare tutto ciò che la macellazione del maiale poteva offrire, una pratica comune nelle comunità rurali italiane dove nulla doveva andare sprecato.

Il raviolo scapolese oggi

Nel corso degli anni, il raviolone scapolese rischiava di diventare un ricordo del passato. Rischio per fortuna scampato grazie all’intervento di figure chiave della comunità, in particolare di un sindaco in carica negli anni ’90 che ha riportato il piatto tradizionale del suo paese alla ribalta.
Il raviolone scapolese è ora tutelato come prodotto di Denominazione Comunale (De.Co) e incluso nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani (PAT). Questi riconoscimenti non solo valorizzano il piatto ma anche tutta la comunità di Scapoli, celebrandone  storia, tradizioni e cultura.

Com’è fatto il raviolo scapolese e come si mangia

Raviolo scapolese
Raviolo scapolese
Il raviolone scapolese si distingue dagli altri ravioli tipici della cucina italiana per il suo formato decisamente più grande della media. Questo è il motivo per cui se ne servono pochi: un piatto di 4 ravioli scapolesi risulta una dose sufficiente per una persona. Si tratta, del resto, di un piatto molto sostanzioso anche per il suo generoso ripieno, che può variare ma che generalmente include ingredienti come ricotta, formaggi locali, erbe aromatiche e carne. Per il ripieno si può utilizzare anche carne macinata cotta, pezzetti di salsiccia, patate lesse, uova battute, cacio-ricotta, formaggio grattugiato, sale e pepe.
La pasta è fatta in casa, abbastanza robusta da contenere il ripieno, e il raviolone è tradizionalmente servito con un ragù ricco, talvolta a base di carne di capra che ne esalta i sapori rustici.

Marianna Di Pilla
Marianna Di Pilla


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