Epifania a tavola: un viaggio gastronomico da nord a sud, tra tradizioni regionali e sapori unici | Paesi del Gusto

Epifania a tavola: un viaggio gastronomico da nord a sud, tra tradizioni regionali e sapori unici

Marianna Notti  | 02 Gen 2024  | Tempo di lettura: 3 minuti
Le pettole sono una ricetta tradizionale pugliese per l'epifania

Tutte le feste si porta via, recita un antico proverbio. Il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania, che ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino, conclude il ciclo delle festività, esattamente dodici giorni dopo il Natale. È una festa ricca di simboli e tradizioni, anche gastronomiche. Ecco quindi, cosa si porta in tavola per l’Epifania, dal nord al sud della penisola.

Il pranzo dell’Epifania, per concludere le feste con gusto

Paste ripiene e al forno sono molto diffuse nei menu tradizionali del 6 gennaio. In Liguria, per esempio, si prepara una lasagna bianca (gianca, in genovese), senza, o con pochissime uova, condita con pesto di basilico e sugo di carne. Un altro piatto tradizionale della festa della Befana in Liguria è il cappon magro, che nulla ha a che vedere con il cappone vero e proprio e nasce come pasto dei marinai, quando trascorrevano molto tempo in mare, lontani da casa. Si tratta, infatti, di un piatto a base di ortaggi lessti e gallette (un pane secco tipico genovese) bagnate nell’aceto, condite con un’abbondante salsa a base di prezzemolo, acciughe e tuorlo d’uovo. A Milano, al contrario, la tradizione vuole che per l’Epifania si serva il vero cappone, farcito con un ottimo ripieno a base di carne, salsiccia e pane, e cotto in forno.

O bror 'e purpo
O bror ‘e purpo si consuma per le strade di Napoli la notte del 6 gennaio

O bror ‘e purpo e l’insalata di rinforzo: la tavola dell’Epifania a Napoli

Tra le molte ricette festive della tradizione napoletana, due sono particolarmente legate al giorno della Befana. La prima è o bror ‘e purpo, letteralmente brodo di polpo. Street food per eccellenza, si usa consumarlo in strada la notte dell’Epifania. La seconda è l’insalata di rinforzo. Tradizione vuole che questo sostanzioso contorno duri da Natale al 6 febbraio e la base di cavolfiore bollito venga contiunamente arricchita di altri ingredienti, come cetriolini, cipolline, giardiniera, peperoni sottaceto o acciughe.

I dolci della befana

Tantissime le varietà di dolcetti che si mettono in tavola il giorno dell’Epifania: a Siena troviamo i cavallucci (biscotti morbidi e speziati), a Lucca i befanini (frollini profumati al rum e agrumi), in Liguria gli anicini, profumati, come dice il nome, all’anice.
In Piemonte è famosa la fugassa, un dolce lievitato ricco di canditi e uvetta, dalla caratteristica forma che ricorda un fiore, o un sole. In Veneto si mangia invece la pinsa dea Marantega (befana, ndr), dolce a base di farina di mais e frutta secca. A Napoli, infine, la tradizione vuole che il 6 gennaio si prepari la prima pastiera dell’anno.

Cartellate al vin cotto
Le cartellate sono dolci fritti che si preparano tradizionalmente nel barese in occasione dell’ Epifania

I fritti dell’Epifania, dalle Pettole alle Cartellate

Soprattutto al Sud, sono moltissime le ricette di dolci fritti che si preparano il 6 gennaio. I più famosi sono probabilmente le pettole pugliesi, bocconcini di pasta lievitata fritti in olio bollente, da servire con zucchero o miele (in versione salata, ripiena e non, sono anche un appetitoso antipasto). Restando in Puglia, troviamo i porcedduzzi salentini, gnocchetti profumati al limoncello, fritti e ricoperti di miele e codette colorate, che ricordano numerosi altri dolci del sud, come gli struffoli napoletani, tipici di tutto il periodo natalizio, ma anche del Carnevale. Nel barese, poi, il 6 gennaio si preparano le cartellate: un impasto di farina, olio e vino bianco, tirato in strisce sottili, arrotolate su se stesse a dare la caratteristica forma. Una volta fritte, le cartellate sono inzuppate nel vin cotto, immediatamente prima di essere servite.

Marianna Notti
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