Fungo di Borgotaro IGP

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Tipo di prodotto:
Si tratta dei carpofori delle seguenti varietà di Boletus derivate da crescita spontanea: Boletus aestivalis, Boletus pinicola, Boletus aereus, Boletus edulis.
Le condizioni ambientali dei boschi destinati alla produzione del fungo di Borgotaro devono essere quelle tradizionali della zona.
Sono idonei alla produzione i boschi allo stato puro o misto delle seguenti specie:
(a) latifoglie: faggio, castagno, cerro ed altre specie quercine, carpino nocciolo, pioppo tremolo;
(b) conifere: abete bianco e rosso, pino nero e silvestre, pseudosuga menzienzii, governati sia a ceduo, ceduo composto e fustaia sia derivate da evoluzione naturale che da conversione.

Curiosità storiche e letterarie:
I doveri verso il signore del luogo, Sua Eccellenza D. Gio. de-Soresina Vidoni, Principe dell’Impero Austriaco,Cavaliere Gerosolimitano e di I^ classe dell’Ordine del Cristo, Brigadiere della Guardia Nobile e Ciamberlano di S. M. I. R. A., portò Lorenzo Molossi a realizzare un’opera affascinante, densa di notizie su tutto il ducato, notizie economiche, geografiche, folcloristiche, storiche, statistiche.
Infatti, ““… volgendo io – scrive il Molossi – i miei pensieri sul principio del 1831 rispetto ai ducati di Parma, parvemi importantissimo non che utile un libro che facesse di questi la descrizione: e tanto più mi vi sentiva spinto in quanto che avea lette o andava leggendo con isdegno molte gofferie quali stampate intorno a questo bel paese da stranieri viaggiatori, che per avventura ebbero consultati solamente il locandiere o il vetturino…””
Sui funghi non c’è molto, ma è lecito pensare che, valutata la loro quantità, i 221 quintali di funghi esportati (secchi e salati) di cui si parla nell’apposito capitolo statistico del Vocabolario topografico, riguardino la zona oggi riconosciuta come origine del fungo di Borgotaro.
La citazione riportata riguarda il comune di Albareto, che di tale zona fa parte.

“Oltre all’agricoltura attendono quegli abit[anti] ad allevar buoi, pecore e capre. I bovini sono di razza piccola, siccome in generale è di tutti quelli dell’alta montagna: altronde la mancanza o la difficoltà del commercio del bestiame in que’ luoghi (che pure un tempo facevasi floridissimo) contribuisce a ciò che i proprietarii non se ne prendano gran pensiero. Alcuni si occupano in far cesti, bigonci, botticini di faggio, moltissimi remi, che portano a vendere alla riviera di Genova, ed altre manifatture che esitano poi sui vicini mercati: altri raccolgono funghi per le selve, e quello particolarmente ricercano, che si converte in esca, detto volgarmente pane cuculio (boletus ignarius): molti poi per buona parte dell’anno vanno a lavorare nell’Oltre-po o nelle maremme, non bastando la somma degli attuali prodotti al mantenimento di tutta la popolazione.”

Riferimenti bibliografici:
Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, preceduto da cenni statistici e susseguito da un’appendice, Bologna, Forni editore, 1972 (prima ed. Tipografia ducale, Parma 1832-34), pag. 4

Fonte: Ermes Agricoltura – Regione Emilia Romagna

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