Il futuro del gianduiotto: tra innovazione e tradizione nella battaglia per il riconoscimento Igp | Paesi del Gusto

Il futuro del gianduiotto: tra innovazione e tradizione nella battaglia per il riconoscimento Igp

Claudia Rapparelli  | 14 Nov 2023  | Tempo di lettura: 3 minuti
Il futuro del gianduiotto tra innovazione e tradizione nella battaglia per il riconoscimento Igp

Negli ultimi giorni, il famoso gianduiotto si è trovato al centro di un vivace dibattito tra Italia e Svizzera, in merito alla richiesta per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (Igp). Infatti, lo scorso marzo, il Comitato promotore del marchio gianduiotto Igp di Torino si è attivato, al fine di stabilire standard specifici per la sua produzione, limitandola al territorio piemontese e prescrivendo l’uso esclusivo della Nocciola del Piemonte Igp tostata. La richiesta non solo punta a salvaguardare l’identità di questo prodotto storico, ma anche a valorizzare le materie prime locali, sottolineando l’importanza delle origini geografiche nella produzione del gianduiotto.

Una scelta legata alle origini

Il gianduiotto trae le sue origini dal cuore della regione Piemontese, dove nasce da una storia tanto affascinante quanto ingegnosa. Questo cioccolatino è il frutto di un’innovazione dei mastri cioccolatieri piemontesi, nata durante il blocco continentale imposto da Napoleone nel 1806. In quel periodo, la rarità e il costo elevato del cacao costrinsero i cioccolatieri a trovare un’alternativa per la produzione dei loro dolci. La risposta venne dalla nocciola, abbondante nelle Langhe piemontesi, che non solo risolse il problema della scarsità di cacao ma creò anche qualcosa di unico: il gianduiotto. Il ruolo di Casa Caffarel in questa storia è cruciale e indissolubile. Nel 1856, Caffarel non solo ha prodotto e distribuito il gianduiotto, ma ha anche contribuito alla sua evoluzione. Fu qui che il cioccolatino assunse la sua caratteristica forma a barchetta e fu battezzato “givu”, parola piemontese per “mozzicone”. Questa creazione originale è l’antenato del gianduiotto che conosciamo oggi, segnando Caffarel come un pioniere nella storia della cioccolateria e dando inizio a una tradizione dolciaria che continua a incantare i palati in tutto il mondo.

La nascita del Comitato del Giandujotto di Torino Igp

Il Comitato del Giandujotto di Torino Igp, istituito nel 2017, mira a ottenere il riconoscimento europeo come Indicazione Geografica Protetta (Igp). Questo ambizioso progetto gode del sostegno di aziende leader nel settore, come Ferrero, Venchi, Domori, Pastiglie Leone, e rinomati cioccolatieri, tutti uniti nel valorizzare e proteggere l’identità di questo pregiato cioccolatino piemontese.


Photo credits: it.venchi.com

Italia vs Svizzera

Mentre numerose aziende italiane di spicco sostengono il Comitato del Giandujotto di Torino Igp nella sua aspirazione a ottenere il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta, la posizione della leader svizzera del settore, Lindt, è nettamente diversa. Lindt, che nel 1997 ha acquisito Casa Caffarel, attribuita per la creazione del famoso cioccolatino alla nocciola, ha infatti posto un ostacolo all’iter di riconoscimento Igp. Questa mossa ha scatenato un dibattito significativo nel mondo della cioccolateria, sottolineando le diverse visioni e strategie delle aziende nel proteggere e valorizzare la tradizione e l’identità del gianduiotto.

I motivi del dibattito

La storia del gianduiotto, famoso cioccolatino italiano, si intreccia con le dinamiche dell’industria moderna e le tradizioni culinarie. Casa Caffarel, acquisita da Lindt, ha introdotto un cambiamento significativo nella sua produzione: l’utilizzo del latte in polvere. Questa modifica, mirata a semplificare il processo produttivo e a contenere i costi legati all’uso della nocciola, sempre più costosa, riflette le sfide dell’industria odierna nel bilanciare qualità, tradizione e sostenibilità economica. Tuttavia, questa innovazione ha generato controversie, in particolare con il Comitato del Giandujotto di Torino Igp. L’introduzione del latte in polvere contraddice le specifiche del marchio Igp, che si focalizza sulla protezione della ricetta tradizionale. Inoltre, Lindt, registrando il marchio “gianduia di Torino dal 1865”, si trova in una posizione delicata, poiché l’Igp richiede che la produzione avvenga esclusivamente in Piemonte. Con la produzione del Gianduiotto Caffarel ormai spostata fuori da questa regione, sorge un conflitto tra le norme Igp e le esigenze produttive moderne. Si attende quindi di vedere come evolverà il dibattito sul riconoscimento Igp del gianduiotto e quali saranno le mosse future di Lindt nel gestire la produzione di questo cioccolatino che è parte integrante del patrimonio gastronomico italiano.

Claudia Rapparelli
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