La chiamano “la città che muore”: il borgo nel Lazio costruito su una collina che si consuma

Fabio Belmonte  | 18 Apr 2026
Civita di Bagnoregio

Un centro storico isolato nel Lazio, costruito su una collina instabile e accessibile esclusivamente attraverso un ponte pedonale.

Ci sono luoghi che colpiscono appena li vedi in foto, e poi dal vivo ancora di più. Civita di Bagnoregio è uno di questi: un borgo piccolo, scenografico e insieme fragile, dove il paesaggio racconta una storia fatta di bellezza, isolamento e continua resistenza. Nel cuore del Lazio, questo centro antico attira visitatori da tutta Italia, ma dietro l’immagine da cartolina c’è una realtà concreta che riguarda geologia, tutela e gestione del turismo.

Dove si trova Civita di Bagnoregio e perché è chiamata la città che muore


Dove si trova Civita di Bagnoregio e perché è chiamata la città che muore – paesidelgusto.it

Civita di Bagnoregio si trova nel Lazio, in provincia di Viterbo, su un rilievo che domina la valle dei calanchi. La sua immagine è inconfondibile: un nucleo compatto di case e vicoli appoggiato su una collina isolata, collegata al resto del territorio da un solo passaggio. Da anni il borgo viene definito “la città che muore”, e il motivo è molto preciso. La collina su cui sorge è soggetta a un lento ma costante consumo dei margini, con arretramenti, cedimenti e perdita progressiva di porzioni di terreno. Non è quindi una formula suggestiva, ma la sintesi di una condizione reale. Questo equilibrio instabile rende Civita uno dei borghi più particolari del Viterbese e uno dei più osservati dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

Origini etrusche e terreno fragile: tufo e argille

Civita di Bagnoregio
Origini etrusche e terreno fragile: tufo e argille – paesidelgusto.it

Le origini etrusche di Civita spiegano bene la scelta del sito. In passato una posizione elevata offriva controllo visivo, difesa naturale e una base utile per organizzare l’abitato. Il borgo è nato e cresciuto su un banco di tufo, materiale semplice da scavare e lavorare, ideale per costruire case, archi e percorsi interni. Il problema è che sotto questo strato si trovano le argille, molto più vulnerabili all’azione dell’acqua. La combinazione tra tufo e argille favorisce infiltrazioni, crepe e movimenti del terreno. L’erosione continua, insieme al vento e agli eventi atmosferici, ha provocato nel tempo crolli e situazioni di instabilità della collina. Anche per questo il profilo del borgo appare oggi come il risultato di secoli di adattamenti, perdite e interventi successivi.

L’accesso solo a piedi e l’isolamento che ha preservato il borgo


L’accesso solo a piedi e l’isolamento che ha preservato il borgo – paesidelgusto.it

Uno degli elementi più noti di Civita di Bagnoregio è l’accesso esclusivamente a piedi. Per arrivare al borgo bisogna attraversare un ponte pedonale che sale verso la porta d’ingresso e collega Civita a Bagnoregio. Non ci sono strade carrabili che entrano nel centro storico, e questa assenza ha inciso molto sulla sua identità. Da un lato l’isolamento ha limitato trasformazioni invasive, traffico e interventi moderni poco compatibili con il tessuto antico. Dall’altro ha reso più difficile la vita quotidiana, contribuendo alla riduzione dei residenti stabili. Oggi passeggiare tra le sue vie significa muoversi in uno spazio rimasto compatto, senza auto, tra pietra, archi e affacci sulla valle. È una condizione rara, che rende la visita molto particolare ma che conferma anche quanto il borgo dipenda da un unico collegamento.

Tutela, consolidamenti e turismo in crescita

Civita di Bagnoregio
Tutela, consolidamenti e turismo in crescita – paesidelgusto.it

La sopravvivenza di Civita passa da una manutenzione costante. Nel tempo sono stati eseguiti interventi di consolidamento sui versanti e sistemi di monitoraggio per controllare la stabilità del terreno e ridurre l’effetto delle infiltrazioni. Non esiste una soluzione definitiva, perché l’erosione non si elimina del tutto, ma può essere rallentata. Intanto il turismo è cresciuto e ha cambiato l’economia locale: ristoranti, alloggi e piccole attività lavorano grazie a un flusso di visitatori sempre più ampio. Per questo è stato introdotto un ticket d’ingresso, utile sia per la gestione del flusso visitatori sia per sostenere parte delle spese di tutela. Il punto più delicato resta il ponte, dove nelle giornate affollate si concentra tutto il passaggio. Civita vive così in un equilibrio sottile tra conservazione e accoglienza, tra fragilità naturale e valore economico del suo successo.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte


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