Pasticceria mignon della tradizione torinese

Condividi con:

La pasticceria mignon della tradizione torinese consiste di una serie abbastanza ampia di piccoli dolci, di composizione eterogenea per forma e composizione. È un po’ riduttivo tentare di classificare tali prodotti, soprattutto perché sono ormai diffusi su tutto il territorio piemontese e anche oltre, e la grande fantasia dei pasticcieri fa sì che vengano continuamente riproposti in gusti e formati sempre nuovi.
Una caratteristica costante è però la dimensione, sempre molto piccola rispetto a tutte le scuole di
pasticceria del mondo.
In generale si possono considerare alla base della pasticceria torinese i seguenti esemplari di dolci, a loro volta variati nei gusti dei ripieni:
– bignole, chantilly, funghetti
– cannoli
– tartine (o cestini)

 

Territorio interessato alla produzione: La zona di produzione elettiva è il torinese, ma ormai questo tipo di pasticceria fresca è di tutto il Piemonte.

 

Cenni storici e curiosità
La produzione delle bignole e dei cannoli è presente già nei testi base della cucina e della confetteria piemontese, che datano la metà del ‘700.
È possibile, forzando la mano, farla risalire alla fine del 500, quando fu inventato lo zabajone, ad opera, molto probabilmente di Pasquale de Baylon (San Baylon: da qui il piemontese ‘sambaion’, zabajone appunto). Arrivato nella parrocchia torinese di San Tommaso, ed essendo uomo che capiva le necessità della carne, alle signore che si lamentavano per le scarse attenzioni dei consorti suggerì un corroborante a base di uova, marsala e zucchero, nelle proporzioni di: un tuorlo d’uovo, due cucchiai di zucchero, due gusci d’uovo di vino marsalato e uno di acqua.
Al di là della leggenda, i pasticcieri piemontesi trasformarono i dolci di origine francese, grandi e grossolani in sempre più piccole porzioni miniaturizzate e raffinatissime.