Pinsa romana. Scopriamo il segreto della sua digeribilità | Paesi del Gusto

Pinsa romana. Scopriamo il segreto della sua digeribilità

Marianna Notti  | 28 Nov 2023  | Tempo di lettura: 3 minuti
Pinsa Romana digeribilità

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la pinsa romana è un prodotto moderno che nasce nei primi anni 2000 dalla geniale intuizione di Corrado Di Marco, fondatore dell’azienda di farine e miscele che porta il suo nome. L’idea di fondo era quella di proporre un prodotto alternativo alla pizza, che fosse altrettanto buono, ma più leggero e più digeribile, così, con l’aiuto della moglie, nutrizionista, il signor Di Marco mise a punto una miscela di farine molto particolare e inventò la pinsa. Un prodotto che, di lì a pochi anni, sarebbe stato conosciuto e consumato in tutto il mondo, proprio come la pizza.

Il segreto della digeribilità della pinsa romana

La ricetta originale della pinsa romana prevede che si impieghi una miscela di farine specifica, perfettamente calibrata, che contiene non solo farina di frumento, ma anche farina di riso e soia e pasta acida essiccata. Un altro elemento chiave per la digeribilità del prodotto è la lunga maturazione, ovvero il tempo in cui l’impasto deve “riposare” a temperature piuttosto basse (quelle di un frigorifero, indicativamente) affinché al suo interno si sviluppino gli aromi, e gli zuccheri complessi si scompongano in zuccheri semplici, migliorando la digeribilità del prodotto. Senza dimenticare l’altissima idratazione dell’impasto, ovvero la percentuale di acqua calcolata sul peso della farina, che si aggira intorno all’80 per cento. Dall’insieme di queste tecniche produttive risulta un prodotto molto leggero e digeribile e, a detta degli esperti, meno calorico della pizza: 100 grammi di pinsa, infatti, forniscono 180 calorie, contro le 250 di un etto di pizza.

Non solo digeribile, la pinsa è anche buonissima

L’elevata percentuale di acqua nell’impasto e i corretti tempi di maturazione, danno origine a un prodotto eccezionale. Dalla forma ovale e dimensioni variabili, la pinsa è amata e apprezzata soprattutto per la sua deliziosa crosticina croccante, che racchiude un interno morbido e molto alveolato. Per ottenere queste caratteristiche gioca un ruolo fondamentale anche la cottura. L’impasto, infatti, dato il contenuto di acqua è molto morbido e per stabilizzarlo è necessaria una pre-cottura ad alta temperatura. In questa fase l’impasto si sviluppa garantendo la sofficità all’interno. La cottura finale, invece, avviene a temperature più dolci e serve per asciugare la superficie del prodotto per conferirgli la croccantezza perfetta.

pinsa romana digeribilità
L’impasto della pinsa romana è leggerissimo e molto digeribile

Come si consuma la pinsa?

Non c’è una sola risposta a questa domanda! La pinsa, infatti, è un perfetto street food, ma è anche un pasto completo, da consumare al piatto, comodamente seduti in una delle tante pinserie che si trovano non più solo a Roma, ma in tutta Italia e nel mondo. E le farciture? Spaziano fin dove arriva la fantasia dei pinsaioli, che ai grandi classici affiancano anche abbinamenti ricercati. Un po’ come per la pizza da degustazione, anche per la pinsa ci sono farciture che potremmo definire “gourmet”.

E per prepararla in casa?

Preparare la pinsa in casa non è impossibile, basta armarsi di pazienza e, possibilmente, utilizzare una miscela di farine ad hoc, già calibrata per questo impiego. In alternativa è possibile miscelare in casa farina di frumento tipo “0”, farina di riso e farina di soia (indicativamente circa 650 grammi di farina di frumento, 30 grammi di farina di riso e 20 di farina di soia). Per queste dosi saranno necessari 3 g di lievito di birra secco e mezzo litro d’acqua, da incorporare poca alla volta. A impasto quasi ultimato si aggiungono 15 g di sale e 10 ml d’olio. L’impasto dovrà ora riposare in frigorifero, coperto con pellicola, per almeno 24 ore, prima di formare i panetti e lasciarli lievitare a temperatura ambiente per qualche ora. Una volta stese, le pinse devono essere cotte in forno ben caldo, meglio ancora se sulla pietra.

 

Marianna Notti
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