In Basilicata si coltiva da 100 anni un pomodoro che sfida il cambiamento climatico

Stefano Maria Meconi  | 21 Feb 2024  | Tempo di lettura: 2 minuti

Il cambiamento climatico, i cui effetti sono sempre più marcati in questi ultimi anni, stanno dando filo da torcere al mondo dell’agricoltura, che deve fare anche i conti con regolamenti nazionali e comunitari sempre più rigidi. Un termine che inizia a fare capolino è quello dell’aridocoltura, ovvero l’utilizzo di terreni con scarsissima presenza di acqua ma con risultati uguali. In Italia ci sono diversi prodotti che si adattano a questa sfida, e uno di questi è il pomodoro Ciettaicale, che viene dalla Basilicata.

Ecco perché il Ciettaicale è il pomodoro che ‘sfida’ il cambiamento climatico

Il pomodoro Ciettaicale si caratterizza per un’estrema resistenza alle condizioni meteorologiche, tanto che l’irrigazione di supporto non è necessaria. Bastano infatti le precipitazioni piovose, secondo un tipo di coltivazione detta all’assich (al secco). Il pomodoro Ciettaicale è naturalmente resistente alla salinità, ha una sapidità molto rilevante, dimensioni medio piccole (4,5-7 cm massimo), buccia morbida ed è naturalmente protetto dalle fitopatie più frequenti per le Solanaceae. La produzione prende il via generalmente tra marzo e aprile. Storicamente, la semina veniva effettuata durante la Settimana Santa, per dare “protezione” alle piante nascenti. La raccolta, invece, dura da luglio a settembre.

Questo pomodoro viene anche realizzato nella variante del pomodoro secco Ciettàicale di Tolve (il comune dove nasce). I pomodori appena raccolti sono tagliati a metà, salati e disposti su tavole di legno (i timpagni) finché non sono completamente essiccati. A questo punto vengono trattati con acqua e aceto e messi in dei grandi barattoli di vetro con olio, basilico e aglio. Si possono impiegare in tante ricette tradizionali oppure consumati al naturale.

Il mondo cambia intorno a noi, e l’agricoltura anche

Il 2023 è stato l’anno più caldo della storia. Ormai ogni anno lo è, e fare finta che il cambiamento climatico non esista non ci aiuterà a sconfiggerlo. Tranne l’Australia, l’anomalia climatica è stata significativa in tutto il mondo: in Canada, Antartide e parti della Russia le temperature sono state fino a 6 °C più alte del normale, in Europa e in Italia tra gli 1 e 2 °C in più. Il calo di produttività dell’agricoltura, nell’ordine di almeno il 30% (non solo per effetto del caldo, ma anche di alluvioni, grandinate ed eventi estremi) sta imponendo di ripensare a come coltivare il terreno, favorendo cultivar sempre meno bisognose di acqua, sistemi di irrigazione a goccia, idroponica e qualsiasi altro sistema permetta di consumare meno acqua.

La storia di un prodotto unico

La presenza di questo pomodoro in un ambito geograficamente ridottissimo è merito della famiglia Aicale, e in particolar modo di Lucia Aicale (detta Lucietta), dalla quale questo prodotto prende il suo nome: Lucietta (cioè Cietta) e Aicale. Il suo lavoro di selezione non è recente, anzi: la cultivar del Ciettaicale risale addirittura agli anni ’30 del Novecento, quando Lucia piantò varie varietà di pomodoro senza dare poi nessun supporto alla coltivazione, in modo da capire quale resisteva alle condizioni climatiche. Questo pomodoro non solo crebbe senza nemmeno l’irrigazione, ma risultò estremamente resistente e allo stesso tempo qualitativamente di livello.

Stefano Maria Meconi
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