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Canocia de nassa, Cannocchia di nassa

Crostaceo fresco commercializzato vivo.

 

Territorio interessato alla produzione: Tutto il territorio marino, entro i confini di stato da Punta Sottile (TS) a Punta Tagliamento (UD), comprendente i compartimenti marittimi di Trieste e Monfalcone.

 

Descrizione delle metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura
Viene pescato vivo, attratto da trappole (le nasse) munite di esca. Le nasse vengono opportunamente innescate con pesci freschi o congelati (prevalentemente sardine) e calate in corrispondenza di aree sabbiose e/o fangose del territorio marino regionale.

 

Cenni storici e curiosità
L’origine della pesca delle canocchie come vera e propria specie bersaglio, sembra risalire agli anni trenta per opera di pescatori istriani (Isola e Capodistria in primo luogo) che costruirono delle nasse copiando un simile attrezzo utilizzato allora in Francia per la pesca dei granchi e delle aragoste. Essi osservarono che le specie catturate erano rappresentate prevalentemente dalla canocchia insieme a poche altre specie.
Visti i risultati incoraggianti in termini di pescato e di vendibilità della specie, diversi pescatori iniziarono a praticare questo mestiere innovativo e specifico, costruendo essi stessi le nasse mediante l’utilizzo di materiali di facile reperibilità, come pezze di reti inservibili cucite su di un’intelaiatura in ferro.
Ad un primo periodo, in cui le nasse erano di dimensioni medio – grandi, con la bocca inserita nella parte superiore e posizionata verso il basso (secondo il modello francese), seguì l’introduzione di vari accorgimenti e modifiche che portarono alla realizzazione di una nassa rettangolare di modeste dimensioni, molto simile a quella in uso attualmente. Le principali innovazioni furono la costruzione della bocca in rame, il suo posizionamento in senso orizzontale su di un lato e la progressiva riduzione delle dimensioni. L’utilizzo delle nasse per cannocchie come sistema di pesca era un tempo limitato alle aree costiere della zona settentrionale istriana (da Punta Salvore a Punta Sottile) e si spingeva (con pesca saltuaria da parte di qualche pescatore) fino a Trieste. Dopo la seconda guerra mondiale diverse migliaia di esuli istriani giunsero nella Venezia Giulia. Tra essi vi erano moltissimi pescatori, i quali spesso arrivavano con le barche e le proprie attrezzature da pesca: ciò favorì l’introduzione di nuovi sistemi di pesca in questa regione, tra i quali appunto la pesca con le nasse. Un mercato vivace, l’aumento della richiesta, le nuove abitudini alimentari derivanti dal benessere del boom economico degli anni ‘50 e ’60, furono tra i principali motivi dell’espansione di questa tipologia di pesca in tutta la provincia di Trieste ed anche nelle vicine marinerie di Monfalcone e Grado.