Home » Prodotti » Emilia Romagna » Bologna » Castagna fresca e secca di Granaglione

Castagna fresca e secca di Granaglione

La lavorazione del castagneto, effettuata in modo assolutamente manuale, è quella che tradizionalmente si ripete da centinaia di anni e l’effetto è quello di ottenere un prodotto naturale genuino e di eccezionale qualità orgaqnolettiche. Le castagne fresche vengono mantenute sfuse ed utilizzate entro il più breve tempo possibile determinando questo il più grosso limite della produzione annuale della zona. Vengono anche trasformate in marmellate od in vasetti, ma il tutto a livello assolutamante artigianale. Per le castagne secche destinate al consumo come tali vengono confezionate in sacchetti procedendo alla scelta selettiva delle castagne secche complessive prima di consegnare il rimanente prodotto al mulino per la macinazione.

 

Territorio interessato alla produzione: Provincia di Bologna, Territorio della Comunità Montana Alta e Media Valle del Reno, Comune di Granaglione, per la fascia compresa fra i 300 m.s.l.m. ed i 900 m.

 

Cenni storici e curiosità
Il castagno, originario dell’Asia Minore, ricopre quasi il 10% della superficie forestale dell’Italia e caratterizza il paesaggio delle aree collinari e montane. La sua presenza può farsi risalire a migliaia di anni addietro ma è durante l’Impero Romano che prende la massima diffusione nelle zone dell’Impero. Il castagno, fornitore di un alimento di primaria importanza, diventa “albero del pane” e con l’insediamento di tale specie si diffondono anche le varie tecniche colturali onde ottenere frutti sempre più abbondanti e di migliore qualità e quindi di più pregio. Anche nell’Alta Valle del Reno e quindi nel territorio comunale di Granaglione si diffonde la coltivazione della “Castanea Sativa”. Castanea deriva probabilmente dalla città di “Kastania” in Tessaglia e sativa che significa “piantata” o “coltivata”. La presenza di estese selve castanili nell’Appennino Tosco-Emiliano è dovuta inoltre alle condizioni vocazionali della zona e da sempre rappresenta uno dei simboli storico-culturali, oltre che economici, dell’Alta Valle del Reno e di Granaglione in particolare. La storia degli insediamenti dei castagneti nel territorio del comune di Granaglione non ci aiuta a ricostruire l’età di questi insediamenti; possiamo però desumere che il castagno, visto il suo grande sviluppo attuale, sia stato introdotto da vecchissima data come ci insegna anche lo sviluppo di alcune piante pluricentenarie che ancora sopravvivono alla campagna del tannino. Attorno all’anno 1920, infatti, nella zona fu insediata una fabbrica per la produzione di tanninoricavato dalla distillazione del legno dei castagni centenari e tale lavorazione si sviluppò a tal punto in tutt’Italia sì che fu necessario l’emanazione di una legge specifica (n. 973 del 18.6.1931) che dettava provvedimenti restrittivi per la tutela dei castagneti ed il controllo delle fabbriche per la produzione del tannino dal legno di castagno. Solo alcune foto scattate all’inizio del secolo ed alcuni scritti risalenti al 1975 che documentano alcune storie successe nel ‘600 con riferimento al castagno ci danno un indice abbastanza remoto dell’insediamento del castagno in questo territorio.