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Ciambella ferrarese, brazadela

Farina grano tenero tipo “0”, zucchero, uova, latte, burro, lievito chimico, anice, sale, scorza di limone grattugiata.

 

Territorio interessato alla produzione: Tutti i comuni della provincia di Ferrara

 

Cenni storici e curiosità
E’ presente in ogni ricettario tipico; è il dolce rituale della Pasqua dei ferraresi, come un pendant del pampepato, il dolce tipico di Natale. Appartiene alla specie dei diffusi generi di “pani dolci” ai quali era strettamente legata una funzione propiziatoria, di augurio. Prova ne sia la ricchezza di uova, tipica dei cibi pasquali (contrariamente alla pratica quotidiana), dal memento che l’uovo rappresenta la rinascita, il nucleo della vita ed è simbolicamente legato alla stessa festa della Pasqua, sinonimo di “rinascita”, di resurrezione (Cultura popolare, p. 65). Di impasto semplice e morbido, compariva già nei ricchi banchetti cinquecenteschi e in antiche ricette, dove si trova scritto che “le brazzadelle di latte e zuccaro erano composte al tempo dei tempi con fiori di farina, acqua rosa, latte, zuccaro bianco, butiro e uova numero venticinque”: ingredienti che dovevano essere “gramati” (amalgamati) molto bene (Longhi, p. 227). Guarnita in superficie con grossi grani di zucchero, veniva servita a fette affinché fosse più comodo intingerla in un buon vino e gustarne così tutta la fragranza. Una vecchia consuetudine tramanda anche la degustazione della ciambella nella prima colazione del giorno di Pasqua, insieme ad un caffè all’uovo frullato. La brazzadèla classica aveva una forma tonda, larga, col buco, come dalla definizione data dal vocabolario ferrarese-italiano: specie di dolce; oggetto rotondo e forato al centro (Sacchi – Màrtin, p. 23).