Fave dei morti

Fave dei morti
Le fave dei morti di Perugia (Foto di Cantalamessa rilasciata con licenza CC BY 3.0)

Le fave dei morti sono dei dolcetti secchi alle mandorle di forma ovale, diffusi in più regioni italiane. Si possono ritrovare, principalmente, tra Umbria, Lazio ed Emilia Romagna.

Cenni storici e curiosità

Prodotto dolciario di forma tondeggiante con un diametro di circa 3 cm. Gli ingredienti sono costituiti da farina tipo 00, uova, zucchero, mandorle tostate amare e dolci, margarina, cannella, lievito naturale, pasta di mandorle, limone e vaniglia.

Le fave dei morti sono un prodotto dolciario di antica tradizione la cui preparazione è connessa alla commemorazione dei defunti. Un importante riscontro storico risale al 1891 nel libro “La scienza in cucina” di Pellegrino Artusi.

L’autore scriveva: “Queste pastine sogliono farsi per la commemorazione dei morti e tengono luogo della fava baggiana, ossia d’orto, che si usa in questa occasione cotta nell’acqua coll’osso di prosciutto. Tale usanza deve avere la sua radice nell’antichità più remota poiché la fava si offeriva alle Parche, a Plutone e a roserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose nelle quali si usava. … ” “Le fave, e soprattutto quelle nere, erano considerate come una funebre offerta, poiché credevasi che in esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti alle porte dell’inferno”.

Nel periodo di fine ottobre, primi di novembre le fave dei morti hanno una diffusione ampissima e sono presenti continuativamente in grande quantità nei punti vendita, in pratica non vi è famiglia che non ne acquisti almeno un vassoio per tradizione.

Un tempo, forse retaggio di un’offerta rituale, erano una consuetudine ai primi di novembre, e si preparavano con molta pazienza per offrirle ai parenti che, nella ricorrenza dei morti, facevano visita a casa. (Cfr. L. Babbi Cappelletti, Civiltà della tavola contadina in Romagna, Milano, Idealibri, 1993).

Le fave dei morti, di tipi diversi, di vari colori e grossezza, tornano ogni anno, in quantità sempre più imponenti, a mostrarsi nelle vetrine dei pasticceri; piccolo dolce quasi patetico, che si offre nella mesta ricorrenza dei defunti. (Cfr. C. Contoli, Guida alla veritiera cucina romagnola, Officine Grafiche Calderini, 1972).

Ricette delle fave dei morti

Fave dolci di Forlì

  • 100 g di zucchero
  • 200 g di mandorle dolci tritate
  • 100 g di farina
  • 1 uovo
  • 30 g di burro
  • Una spruzzata di alchermes

Impastare bene il tutto e fare colle mani tanti piccoli bastoncini. Tagliare i bastoncini in tanti pezzetti lunghi tre o quattro centimetri, schiacciarli con un dito a sembianza di fava, cuocerli a fuoco normale nel forno su piastre unte e infarinate.

Riferimento: Giovanni Manzoni, Così si mangiava in Romagna, Walberti Edizioni 1977

Fave dolci di montagna

  • 100 grammi di zucchero
  • 100 grammi di mandorle tritate
  • 100 grammi di farina
  • 100 grammi di farina di castagne1
  • 1 uovo
  • Una spruzzata di acquavite

Impastare bene il tutto e fare colle mani tanti piccoli bastoncini. Tagliare i bastoncini in tanti pezzetti lunghi tre o quattro centimetri, schiacciarli con un dito a sembianza di fava, cuocerli a fuoco normale nel forno su piastre unte e infarinate.

Riferimento: Giovanni Manzoni, Così si mangiava in Romagna, Walberti Edizioni 1977

Fave dei morti o Favette

  • 100 grammi di zucchero
  • 200 grammi di noci tritate molto fini
  • 25 grammi di farina
  • 25 grammi di crusca
  • 1 uovo
  • Una spruzzata di rosolio

Impastare bene il tutto e fare colle mani tanti piccoli bastoncini. Tagliare i bastoncini in tanti pezzetti lunghi tre o quattro centimetri, schiacciarli con un dito a sembianza di fava, cuocerli a fuoco normale nel forno su piastre unte e infarinate.

Riferimento: Giovanni Manzoni, Così si mangiava in Romagna, Walberti Edizioni 1977

Favette casalinghe

Fate un impasto con due etti e mezzo di farina, due uova, un mezz’etto abbondante di zucchero, una grossa noce di burro, un cucchiaino di strutto di maiale, un mezzo bicchierino di liquore a vostro gusto ed un po’ di scorza di limone grattugiata.

Lavorate a lungo, lasciate riposare, poi ricavatene bastoncini grossi poco più di un dito. Tagliateli a pezzetti come per fare gnocchi di patate e friggerli in abbondante olio.

Toglieteli man mano che hanno preso colore ben dorato e stendeteli su carta assorbente. Disponeteli sul piatto di portata e spolverizzate di zucchero a velo. Qualcuno ama macularli con poco di alchermes.

Riferimento: C. Contoli, Guida alla veritiera cucina romagnola, Officine Grafiche Calderini, 1972

Le fave dei morti

  • 500 g di mandorle già spellate
  • 100 g di pinoli
  • 4-5 mandorle amare
  • 500 g di zucchero semolato
  • 5 chiare d’uovo
  • 1 cucchiaio di farina 00
  • ½ cucchiaino di lievito per dolci
  • Zucchero a velo
  • Burro per ungere la placca

Si tritano insieme, fino a ridurli in fine granella, le mandorle già spellate, i pinoli e alcune mandorle amare (una volta si usavano i gherigli delle pesche). Al composto si uniscono poi, amalgamando con molta cura, le chiare d’uovo, la farina, lo zucchero, e, a piacere, anche un po’ di lievito per dolci.

Con una tasca a bocca larga o aiutandosi con due cucchiaini, se ne depositano dei monticelli grossi come una noce sulla placca da forno imburrata (va molto bene anche la carta da forno), si imbiancano con una leggera spolverata di zucchero a velo, si mandano in forno già caldo a 150 °C per 15-20 minuti al massimo (durante la cottura le fave gonfiano, perciò occorre lasciare un po’ di spazio tra di loro. Sono pronte quando, già dorate in superficie, si staccheranno facilmente dalla placca imburrata o dalla carta.

Riferimento: L. Babbi Cappelletti, Civiltà della tavola contadina in Romagna, Milano, Idealibri, 1993

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