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Nocino, nosen, nozèn

Territorio interessato alla produzione:

Nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Emilia-Romagna è indicato come tipico delle provincie di Forlì-Cesena e della Romagna.
In realtà il prodotto viene realizzato, sia a livello industriale che domestico, praticamente in tutta la Regione.

Materia prima
Alcool, zucchero, noci acerbe.
Cannella, chiodi di garofano, noce moscata, buccia di limone (facoltativi).

Ricette
Cominciamo dagli ingredienti: 1 l di alcol, 750 g di zucchero, 750 g di acqua, 30 grosse noci con il loro mallo (se le noci sono piccoline se ne aumenta il numero!), chiodi di garofano, cannella, e scorza di limone.
Si fa bollire l’acqua insieme allo zucchero fintantoché questo si è sciolto, e si unisce poi l’alcol. In un vaso di vetro a chiusura ermetica si mettono i tocchetti di noce e sopra vi si versa il liquido, insieme a un po’ di buccia di limone (solo la parte gialla), 3-4 chiodi di garofano e un po’ di cannella.
Chiuso il vaso, lo si mette via per almeno 40 giorni, non dimenticando di scuoterlo un paio di volte ogni 48 – 72 ore.
Prima di passarlo in bottiglia il nocino va filtrato con un comune panno bianco di tela.
E’ un tonico e un digestivo di gradevolissimo gusto, che può essere “irrobustito” sol che si varii il rapporto fra acqua e alcol a favore di quest’ultimo.
E’ Lunëri Rumagnôl – Antologia di cultura romagnola – a cura di Gianni Quondamatteo, Grafiche Galeati – Imola 1981

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Nocino
Questo liquore risulterà migliore se le noci verranno raccolte dalla pianta nella notte di S. Giovanni Battista (24 giugno).
Per ogni litro di spirito (alcool), noci 15
Zucchero, grammi 650
Acqua, grammi 250
Una noce moscata
Un pizzico di cannella
Chiodi di garofano.
Le noci debbono avere il mallo sano e verde. Si spezzano in quattro parti e si mettono in fusione nello spirito insieme alla cannella, alla noce moscata grattugiata e i chiodi di garofano per circa trenta e quaranta giorni ricordandosi di agitare qualche volta il miscuglio. Passato il tempo voluto si levano le noci e gli altri ingredienti rimasti e vi si aggiunge lo zucchero sciolto nell’acqua.
Si agita alquanto poi si filtra.
Giovanni Manzoni, Così si mangiava in Romagna, Walberti Edizioni 1977;

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750. Nocino
Il nocino è un liquore da farsi verso la metà di giugno, quando le noci non sono ancora giunte a maturazione. E’ grato di sapore ed esercita un’azione stomatica e tonica.

Noci (col mallo), N. 30.
Spirito, litri uno e mezzo.
Zucchero in polvere, grammi 750
Cannella regina tritata, grammi 2
Chiodi di garofano interi, 10 di numero.
Acqua, decilitri 4.
La corteccia di un limone di giardino a pezzetti.

Tagliate le noci in quattro spicchi e mettetele in infusione con tutti i suddetti ingredienti in una damigiana od un fiasco della capacità di quattro o cinque litri. Chiudetelo bene e tenetelo per quaranta giorni in luogo caldo scuotendo a quando a quando il vaso.
Colatelo da un pannolino e poi, per averlo ben chiaro, passatelo per cotone o per carta, ma qualche giorno prima assaggiatelo perché se vi paresse troppo spiritoso potete aggiungervi un bicchier d’acqua.
Pellegrino Artusi, La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, introduzione e note di Piero Camporesi, Torino, Einaudi, 1995

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Da un vecchio quaderno romagnolo emigrato forse più di un secolo fa a Roma, ritorna in Romagna il menu di un giorno importante – ripetiamo, di almeno cento anni orsono – in una nostra vecchia casa patriarcale aperta all’ospitalità. Dobbiamo questa preziosa riproduzione alla cortesia della signorina Gabriella Capizzi, che ringraziamo vivamente.
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E per finire una versione della ricetta di un antico liquore, il Nocino
Spirito puro litri uno, noci 8 affettate fine, zucchero due libbre, acqua due bicchieri e mezzo, chiodi di garofano e odore di cannella. Lasciate in fusione le noci con lo spirito per tre mesi insieme a chiodi di garofano e cannella.
Bollite lo zucchero nell’acqua, fare la miscela; dopo 24 ore si filtra. Mezza dose ne viene un litro.
G. Quondamatteo, Grande dizionario (e ricettario) gastronomico romagnolo, Imola, Grafiche Galeati, 1978;

Cenni storici e curiosità
Le origini si perdono nei secoli, qualcuno sostiene che i romani cogliessero le noci nei boschi di Noceto, per fare il piacevole infuso (col vino, naturalmente, poiché non conoscevano i distillati e quindi l’alcool). Nel medioevo la pianta della noce era considerata malefica, consacrata ai riti infernali, infatti si narrava che su queste piante volassero, le streghe. Si dice che i Longobardi praticassero nelle nostre campagne strani riti pagani, con noci raccolte col mallo, nel mese di giugno. Le giovani contadine per molti secoli si sono lavate la faccia nella rugiada della notte di San Giovanni, prima di raccogliere le noci, così sarebbero diventate più belle.
Tra tutte queste usanze e credenze si dice sia nato il nocino di S. Giovanni di Noceto (PR); un’antica leggenda affermava che questo ottimo liquore è stato inventato da una guardia del Medioevo. Non è noto dove facesse la guardia questo soldato (certo nei pressi di Noceto), ma si sa che con un infuso di noci voleva fare innamorare una deliziosa ragazza del luogo. Stanco di corteggiarla si rivolse ad una maga che gli consigliò una pozione magica con alcool, zucchero, corteccia di limone, cannella, chiodini di garofano e noci con mallo, raccolte dopo S. Giovanni, il tutto da filtrare dopo 40 giorni. dopo aver sorseggiato il composto, la giovane si innamorò, ma oltre che a lei il liquore fu offerto a tutti i suoi compagni, suscitando tanto entusiasmo che ben presto la ricetta si diffuse per i 30 castelli dei dintorni. Ancor’oggi, lasciando da parte la stregoneria medioevale, gustiamo questo liquore, che ha infinite proprietà digestive ed è anche un elisir di lunga vita.