Pagnotta pasquale
Pagnotta pasquale, dolce tipico di Cesena e del forlivese

La pagnotta pasquale è un dolce tipico dell’Emilia Romagna. Come suggerisce il nome si prepara nel periodo di Pasqua, prevalentemente nelle province di Forlì-Cesena e Rimini.

Dalla preparazione piuttosto facile, è un “dolce povero” a tutto tondo: in questi territori, sin dal passato, si predilige una cucina essenziale ma gustosa.

È generalmente associata ai comuni della Valle del Savio, una vallata fluviale dell’Emilia Romagna. Tra i suoi comuni più noti Verghereto, Bagno di Romagna, Cesena, Lido di Classe.

Scheda prodotto: pagnotta pasquale

  • Ingredienti: farina, uova, zucchero, lievito madre e lievito di birra, latte, aromi e uva sultanina a piacere.
  • Descrizione sommaria: Dolce pasquale, lievitato, a forma di cupola, il peso varia da 1 a 2 chilogrammi e oltre.
  • Tradizionalità: Prodotto nel periodo quaresimale sia nei forni artigianali sia nelle case private dalle “azdore”.
  • Territorio interessato alla produzione: Valle del Savio e dintorni.

Cenni storici e curiosità

Fin dal secolo scorso lungo la Valle le “azdore” durante la settimana Santa, si esprimevano nella realizzazione di un dolce pasquale.

La azdora, in romagnolo, è la reggitrice del focolare domestico. Un po’ come la rezdora emiliana, la azdora romagnola è colei che presiede alle “politiche di casa”. Non una casalinga, ma quasi un capitano di vascello. È comunque tra i fornelli che la sua vastissima esperienza si valorizza al meglio.

La pagnotta pasquale veniva più volte chiusa e coperta sotto il calore del camino o del “prete” affinché si esprimesse verso l’alto, quasi a voler simulare quel corpo di Cristo chiuso nel Santo sepolcro.

Così questo “corpo culinario” diventava oggetto di rituali ed attenzioni “sacre” per l’azdora che custodiva gelosamente e tramandava alla nuora e alla figlia.

La pagnotta pasquale veniva mangiata dalla famiglia riunita la mattina di Pasqua, al ritorno dalla messa con l’uovo benedetto ed il salame.

Era usanza offrirla e scambiarla con i vicini, per cui diventava oggetto di coesione, di amicizia e solidarietà, perpetuando un ordine e una socializzazione tra famiglie e comunità.

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