Pancetta Canusina

La composizione della Pancetta Canusina è la seguente: pancia fresca di suino macellata da non più di 2 giorni. Altri ingredienti consentiti: sale e concia.

 

Territorio interessato alla produzione: La zona di produzione del prodotto comprende i tredici comuni della Comunità Montana dell’Appennino Reggiano: Baiso, Busana, Carpineti, Casina, Castelnuovo né Monti, Canossa, Ligonchio, Ramiseto, Toano, Vetto, Viano, Villa Minozzo e Collagna.

 

Cenni storici e curiosità
Tutto porta a ritenere che nel lento passaggio tra la preistoria e la storia, nella Pianura padana esistessero più tipi di suini, differenziati più per le dimensioni e le abitudini che per gli altri motivi, tutti costituivano un’unica specie biologica con possibilità di reciproco incrocio fecondo. Il cinghiale (sus scrofa ferus) viveva libero nei vasti terreni boschivi e/o paludosi della pianura e nelle boscaglie delle colline e montagne si alimentavano dei frutti del bosco, in particolare delle ghiande, ed era oggetto di caccia. Branchi di animali di taglia relativamente grande e semidomestici, ma con continue possibilità di incrocio con cinghiali, vivevano nelle boscaglie attorno agli insediamenti umani; da questi branchi gli uomini prelevavano i giovani capi per la macellazione. Maiali ancora più domestici e di minor taglia vivevano inoltre in stretta vicinanza dell’uomo, nei suoi villaggi e abitazione, in stretta “antropofilia” alimentandosi di rifiuti. Fin dagli inizi della civilizzazione umana il maiale assume quindi due aspetti: quello di animale “di bosco” in opposizione quindi agli animali “di pascolo” come le pecore , e come animale di città. L’Emilia nell’antichità riforniva di carni suine e di maiali vivi tutta l’Italia. Nel periodo romano, esistevano allevamenti stazionali e “razionali” di maiali. Nelle parti della Pianura Padana invase dai longobardi l’allevamento del maiale subì un ulteriore rafforzamento e si estese ai boschi, soprattutto di querce. La zona di Parma, Modena e di tutte le Venezie sono comprese nella vasta area di cultura longobarda del maiale. Nel medioevo fra le attività silvo-pastorali un rilievo tutto particolare aveva il pascolo dei maiali, al punto che i boschi venivano misurati non in termini di superficie ma di maiali. Il passaggio dal bosco al porcile avvenne con la ripresa dell’agricoltura ed il connesso sviluppo demografico che iniziò nei secoli X-XI e continuò, con l’estensione ai terreni destinati all’agricoltura.

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