Home » Prodotti » Emilia Romagna » Reggio Emilia » Pecorino dell’Appennino reggiano

Pecorino dell’Appennino reggiano

Formaggio a base di latte di pecora e coagulato con caglio di latte di agnello.

 

Territorio interessato alla produzione: Appennino Reggiano

 

Cenni storici e curiosità
La produzione di formaggi particolari ha caratterizzato la zona dell’appennino emiliano dalla notte dei tempi. Al più tradizionale e prezioso dei formaggi emiliani, il famosissimo Parmigiano Reggiano, si affiancano, soprattutto nella regione degli Appennini, altro formaggi tipici, a volte a base di latte di pecora. Le informazioni più attendibili sull’origine e lo sviluppo della tradizionale emiliana nel settore dei formaggi iniziano a giungere a partire dal periodo medioevale, quando iniziò una vera e propria codificazione degli alimenti in uso nella varie regioni. La produzione di formaggi pregiati era una attività molto diffusa nel Rinascimento, Lorenzo il Magnifico, pur essendo molto sobrio nelle abitudini, gradiva gustare con gli amici selvaggina, salumi e formaggi provenienti dalle sue fattorie. Egli era proprietario di immensi possedimenti terrieri e della pianura padana aveva importato capi di bestiame di razze selezionata arrivando ad impiantare a Vico di Bientana una stalla di 150 vacche. Lorenzo il magnifico aveva installato a S. Maria di Bonistallo un’attrezzatura completa di caldaie di rame, graticci per ricotte, fascere per cacio stadere a palchi e panconi per invecchiare le forme più grosse di formaggio. La zona dell’Appennino tosco-emiliano è da sempre patria di una produzione di salumi e formaggi particolarmente sofisticati. In particolare la zona delle proprietà della famosa Contessa Matilde di Canossa si distinse, fin dall’epoca, per una produzione di cibi particolarmente raffinati. A questo proposito viene spesso riportato il racconto del famoso “Convito di Canossa”. Si narra che sulla rocca di Canossa, il 25 gennaio 1077, l’imperatore tedesco Enrico IV supplicasse in ginocchio e rivestito di un saio il papa Gregorio VII, ospite della contessa Matilde. Affinché gli fosse revocata la scomunica inflittagli. L’imperatore soffrì per ben tre giorni, attendendo invano il perdono del Papa. Matilde , donna pia e colta, eccelleva secondo il biografo Donizone, nelle virtù mondane e quando il Papa, il 28 gennaio 1077, acconsenti finalmente a ricevere l’intirizzito imperatore, ella preparò per gli augusti convitati un pranzo che è passato alla storia. Questo pranzo fu un avvenimento politico e mondano di tale risonanza che i cronisti dell’epoca lo riportarono e gli diedero ampia risonanza ““rbi et orbi”.