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Suino di razza mora o mora romagnola

Carne della razza suina Mora Romagnola.

 

Territorio interessato alla produzione: La zona di produzione e allevamento tipica è costituita dalle province di Ravenna, Forli-Cesena e parte di quella di Bologna, in particolare nelle zone collinari.

 

Cenni storici e curiosità
Questi animali erano e sono dotati di notevole rusticità e frugalità, trattandosi di suini pascolatori spesso allevati allo stato semibrado, soprattutto in collina in boschi e ghiandaie e comunque, adattati ad utilizzare le fonti alimentari più diverse. L’importanza economica della Mora in quel periodo era molto elevata: essa, infatti era l’unica allevata in Romagna. Dalla fine del secolo scorso sino agli anni ’50, la Mora è stata un importante produttrice di suinetti da destinare all’ingresso, grazie ai riusciti incroci industriali con verri di origine inglese riconducibili alla razza Middle White e specialmente nella zona di Faenza, con verri di questo tipo appartenenti ai ceppi San Lazzaro e Bastianella (dal nome delle tenute agricole in cui venivano allevati). Tipico è il mantello che costituisce un importante carattere distintivo, subendo variazioni notevoli in funzione della stagione e dell’età dell’animale. Le setole sono particolarmente abbondanti e spesse lungo la linea dorsale (linea sparta), qui alcune assumono una direzione contraria formando delle tipiche spighe: un tempo il loro numero veniva considerato un segno di distinzione. I meticci, denominati “fumati” per il tipico colore del mantello apprezzati dagli ingrassatori di tutta L’Emilia. I meticci di Mora, mantenendo le caratteristiche di rusticità della razza madre, erano considerati anche ottimi trasformatori, dotati di un apparato digerente in grado di far loro raggiungere, dopo un intenso ingrasso nel periodo invernale, i 240-260 kg attorno all’anno di vita. Tali prestazioni, molto lontane dai moderni suini da salumeria, erano tipiche di un’epoca in cui un suino doveva produrre, insieme alle carni, abbondanti quantitativi di lardo.