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Vin brûlè, Vino brulè, Brulè

Area di produzione

Nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della Regione Emilia-Romagna, come zona di produzione è indicata esclusivamente la Provincia di Forlì-Cesena e la Romagna. In realtà è diffuso su tutto il territorio regionale e non solo.

Ricette

VINO BRÛLE’
Versate in una casseruola un litro o due di vino rosso secco, aggiungete cannella, chiodi di garofano, zucchero quanto è necessario, buccia e succo di limone (se il vino fosse invece dolce un bicchierino di Campari) e fatelo bollire per mezz’ora o poco più.
(cotto la sera del I novembre 1936)
Primo Placci, Mangiari d’altri tempi nella Romagna popolare, 1978 – Walberti Edizioni Lugo;

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VINO BRÛLE’
Fare bollire il vino con zucchero, cannella, chiodi di garofano e scorza abbondante di limone. Questa bevanda va bevuta calda e cura molto bene un forte raffreddore, una costipazione, una leggera forma influenzale.
Giovanni Manzoni, Così si mangiava in Romagna, Walberti Edizioni 1977;

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VINO BRULE’
Per 4 persone
lt 1 vino rosso
5 fichi secchi
un pugno di castagne secche
scorza di arancio
3-4chiodi di garofano
un pezzetto di cannella
un pizzico di pepe
4 cucchiai di zucchero

Mettere il vino rosso in un tegame con dentro i fichi secchi, le castagne secche, la scorza dio arancio, i chiodi di garofano, la cannella, il pepe ed infine lo zucchero, appena inizia a bollire fiammeggiare, aspettare che si spenga poi versare nei bicchieri.

Dapprima si beveva il vino cotto, poi si mangiava la frutta. Talvolta ne bevevano un poco anche i bambini prima di andare a dormire, tanto bastava per esser un po’ frastornati. Era anche possibile preparare uno sciroppo per lenire la tosse facendo bollire con l’acqua le castagne, i fichi secchi e il miele.
E’ magnè. I mangiari negli usi dei contadini romagnoli, dai racconti di R. Giorgetti e di sua mamma M. Manuzzi, a cura di D. Bascucci [et al.], Rimini, Panozzo Editore, 2002

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VIN BRULE’
La ricetta è elementare: per quattro o cinque persone, prendete una bottiglia di vino rosso secco ma non troppo duro (bene il Sangiovese), versatelo in un tegame, aggiungete chiodi di garofano e cannella, quindi un po’ di scorza di limone e mettete sul fuoco. Quando il vino comincerà a bollire, accendete un fiammifero e dategli fuoco. Lasciate cuocere finché la fiamma non si spegnerà da sola, ma prima di toglierlo dal fornello provate con almeno un altro fiammifero.
Quando l’alcool sarà del tutto evaporato e la fiamma non si riaccenderà più, passatelo per un colino e servitelo rigorosamente caldo in bicchieri dove avrete versato zucchero a piacere (in genere un cucchiaio a persona) e una fettina di limone. Oggi in commercio si trovano già confezionate le bustine di aromi pronte e dosate. I tipici bicchieri che si usano per servire il “brulè” sono quelli da ponch, meglio se di vetro e manico robusti. Si abbina benissimo con le castagne e la ciambella.
Dizionario della cucina romagnola. Ricette, vini, personaggi …, a cura di E. Morini e S. Vicarelli, Bologna, Il Resto del Carlino, Poligrafici Editoriale, 1993;
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Vino brulè
Versate in una casseruola un litro di vino rosso secco, aggiungete cannella, chiodi di garofano, zucchero quanto è necessario e buccia di limone.
Ponete il recipiente sul fuoco e mescolate fino a sciogliere lo zucchero.
Quando il vino comincia a bollire, facendo molta attenzione a non scottarvi, avvicinate un fiammifero alla superficie affinché l’alcool contenuto prenda fuoco e lasciate fiammeggiare fino al completo spegnimento.
Servite il vino brulè fumante e il suo aroma speziato vi delizierà.
Mangiare in Romagna – Cultura, ricette e tradizione, La Greca Arti Grafiche Forlì, 2008

Cenni storici e curiosità
Per i romagnoli è il “brulè” e basta, senza anteporvi il termine vino, che si riferisce solo a quello vero, puro, col suo sapore e il suo apporto alcoolico foriero di allegria. Il brulè, invece, il suo “spirito” lo perde tutto nella sua pur gioviale fiammata, per accogliere il gusto degli aromi che vi si immergono. Era tradizione in certe località bere il brulè la sera di San Sebastiano (patrono di Solarolo). Più in generale, oltre che come simpatico compagno di conversazioni attorno al tavolo nelle fredde serate d’inverno, dedicate magari alle partite a carte, era ed è visto come bevanda particolarmente indicata per chi abbia il raffreddore, il mal di gola o sia in procinto di buscarsi un’influenza.
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Dizionario della cucina romagnola. Ricette, vini, personaggi …, a cura di E. Morini e S. Vicarelli, Bologna, Il Resto del Carlino, Poligrafici Editoriale, 1993;