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Zafferano della Valle dell’Aniene

Lo zafferano della Valle dell’Aniene viene essiccato in modo naturale posizionandolo su di un setaccio sottile vicino al fuoco di legna di quercia o mandorlo. La pianta adulta è costituita da un bulbo-tubero di un diametro di circa 5 cm che contiene circa 20 gemme indifferenziate dalle quali si originano tutti gli organi della pianta, in genere però sono solo 3 le gemme principali che daranno origine ai fiori e alle foglie, mentre le altre, più piccole, produrranno solo bulbi secondari.

 

Aree di rinvenimento del Prodotto: Affile (RM)

 

Cenni storici e curiosità
Lo zafferano è conosciuto fin dai tempi più remoti: Omero, Virgilio, Plinio e Ovidio lo citano nelle loro opere vantandone le virtù nell’arte culinaria e come colorante, per tingere stoffe. Presso gli antichi popoli asiatici costituiva un ingrediente comune nella cottura di svariate vivande. Veniva usato anche per preparare misture da bruciare durante le cerimonie religiose. Lo zafferano coltivato nella valle dell’Aniene molto probabilmente deriva dallo Zafferano dell’Aquila; le procedure di coltivazione e di essiccazione rispecchiano moltissimo quelle descritte nel disciplinare di produzione “Zafferano dell’Aquila”. Le procedure sopra elencate ricalcano antiche tradizioni dell’Italia centrale risalenti agli inizi del secondo millennio d.C. quando un monaco benedettino di nome Domenico Santucci riportò a Navelli dalla Spagna dei bulbi di zafferano nascosti nel manico di un ombrello, in quanto al tempo ne era vietata l’importazione e la commercializzazione per decreto di Filippo II. Grazie ad alcuni riferimenti bibliografici (“Storia di Subiaco e suo distretto Abbaziale” di Livio Mariani a cura di Michele Sciò stampato nel 1997) è possibile far risalire la coltivazione dello zafferano nella valle dell’Aniene fino agli inizi del diciottesimo secolo.