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Zuccherino montanaro bolognese, zucarein montanaro bolognese

Lo Zuccherino Montanaro Bolognese è un biscotto a base di farina e uova, caratterizzato dalla presenza nell’impasto di semi di anice o aroma naturale di anice e ricoperto da una glassa composta essenzialmente da zucchero e liquore di anice. Presenta forma circolare di diametro compreso tra 4 e 8 centimetri e spessore dopo la cottura variabile tra 2 e 3 centimetri. La glassa si presenta uniforme su tutta la superficie del biscotto, conferendogli un colore bianco candido e il caratteristico aroma di anice. La pasta risulta compatta di modo che la glassa si depositi sulla superficie senza essere assorbita eccessivamente.

 

Territorio interessato alla produzione: L’area di produzione è rappresentata dai seguenti Comuni dell’Appennino bolognese: Monteveglio, Monte S. Pietro, Sasso Marconi, Pianoro, Monterenzio, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice, Castel del Rio, Loiano, Monzuno, Marzabotto, Savigno, Castel d’Aiano, Vergato, Grizzana Morandi, S Benedetto Val di Sambro, Monghidoro, Castiglione dei Pepoli, Camugnano, Castel di Casio, Gaggio Montano, Granaglione, Porretta Terme, Lizzano in Belvedere.

 

Cenni storici e curiosità
Lo Zuccherino è un antico dolce delle zone di montagna della provincia di Bologna. Tradizionalmente era preparato in occasione degli sposalizi e della cresima.
In particolare, veniva e viene tuttora portato nelle zone dell’Appennino bolognese di casa in casa ad amici e parenti dai due fidanzati per annunciare il matrimonio.
Lo si ritrovava poi al pranzo nuziale sul tavolo degli sposi e degli invitati quale segno augurale al posto dei più comuni confetti.
Tradizionalmente gli Zuccherini venivano preparati, come precedentemente ricordato, anche in occasione della cresima. Il giorno prima della cerimonia le madrine erano affaccendate a preparare gli Zuccherini che, all’uscita della chiesa, consegnavano ai bambini sotto forma di lunga collana da mettere al collo. Bisognava impastare a lungo gli ingredienti e foggiarli in modo che in mezzo rimanesse un buco abbastanza grande per infilare la “cordella”, bianca per le bambine e celeste per i ragazzi. Per farli belli bianchi bisognava inoltre candirli, “vassorandoli” dentro la “calderina” per farli rotolare velocemente nello zucchero, già fuso sul fuoco con un po’ d’acqua e un bicchierino di anice, e quindi stenderli sul tagliere all’aria ad asciugare.
Immancabile nelle fiere e sagre paesane, lo si ritrova ad esempio a Grizzana Morandi dove si tiene dal 1951, durante la festività di Ferragosto, la famosa “Sagra dello Zuccherino” a testimoniare ancor più il legame non solo gastronomico ma anche storico e culturale di questo dolce montanaro.