Sono tra le cose più buone che mangerai in Trentino, hanno almeno 900 anni e furono la salvezza di due donne

Marianna Di Pilla  | 14 Mag 2024  | Tempo di lettura: 5 minuti

Scoprire e conoscere storia e sapore dei canederli è come fare un viaggio nel cuore della cucina alpina.
I canederli, o knödel come sono chiamati in tedesco, rappresentano una delle pietanze più emblematiche del nord Italia. Particolarmente diffusi in Trentino-Alto Adige, queste sfere di pane raffermo sono arricchite con ingredienti semplici ma saporiti. Sono un classico esempio di cucina povera che si trasforma in un piatto ricco di storia e di gusto.

Storia, ricetta originale e varianti

I canederli sono una delle preparazioni più amate dell'Alta Badia (fonte: www.facebook.com/altabadia.org)
I canederli sono una delle preparazioni più amate dell’Alta Badia (fonte: www.facebook.com/altabadia.org)
I canederli hanno radici profonde nella cucina europea, con varianti che si trovano in Germania, Austria e nella Repubblica Ceca. In Italia sono un simbolo della cucina tirolese e riflettono l’influenza culturale e gastronomica che l’Austria ha avuto e continua ad avere nella regione del Trentino-Alto Adige.
La ricetta originale nasce dalla necessità di utilizzare il pane avanzato e di trasformarlo in un pasto sostanzioso che potesse nutrire le famiglie dopo una lunga giornata di lavoro nei campi o nelle montagne.
I canederli sono tradizionalmente composti da pane raffermo, latte, uova, cipolla, e speck. Quella dei canederli allo speck è una delle varianti più amate, dove il sapore affumicato dello speck si fonde con la morbidezza del pane imbevuto di latte e uova, creando un equilibrio di sapori che riscalda il cuore. A seconda della ricetta e delle preferenze personali, possono essere aggiunti anche formaggio, spinaci, erbette di montagna o funghi.
I canederli possono essere cotti in brodo di carne o di verdure, o lessati in acqua salata, e vengono spesso serviti con burro e salvia o con un condimento di formaggio fuso. In alcuni casi vengono anche serviti asciutti, a seconda della stagione e delle tradizioni locali.

I canederli in cucina oggi


I canederli sono più di un semplice piatto: sono un simbolo di convivialità e di condivisione. In molte case, la preparazione dei canederli è un’attività familiare, dove membri di diverse generazioni si riuniscono per impastare, formare le palline e cucinare insieme, tramandando segreti e tecniche di generazione in generazione.
Sono radicati nella tradizione, ma sono anche un piatto in continua evoluzione. Mentre alcune famiglie e ristoranti si attengono rigorosamente alle ricette tradizionali, altri sperimentano con ingredienti nuovi e tecniche di cottura innovative per adattare il piatto ai gusti contemporanei e alle tendenze alimentari, come l’uso di ingredienti biologici o l’adattamento a diete vegetariane.
Colpisce che, nonostante la sua umile origine, i canederli siano celebrati anche in molti ristoranti di alta cucina, dove chef innovativi li reinterpretano, mantenendo il rispetto per la tradizione ma aggiungendo un tocco di modernità e creatività, come l’aggiunta di tartufo o di altri ingredienti gourmet.

Canederli, storie di donne e lanzichenecchi

Castello di Appiano, Hocheppan
Castello di Appiano, Hocheppan
I canederli sono un piatto che racchiude la storia, la cultura e l’innovazione culinaria del nord Italia. Offrono un viaggio gastronomico attraverso il tempo e le tradizioni, dimostrando come la cucina povera possa trasformarsi in una raffinata esperienza culinaria. Assaporarli significa immergersi in un patrimonio di sapori che continua a influenzare e ispirare la cucina regionale e internazionale.
Non tutti conoscono però la curiosa leggenda che li vede protagonisti insieme… a due donne.
Non si conosce con precisione la data in cui nascono ufficialmente i canederli, ma alcune fonti e indicazioni portano a credere che abbiano almeno 900 anni. Questo, almeno, è quanto emerge analizzando la Mangiatrice di Canederli, affresco del 1180 conservato nel Castello di Hocheppan d’Appiano, non lontano dalla città di Bolzano. È solo uno dei tanti affreschi che decorano la cappella del castello che, proprio per la ricchezza delle opere d’arte che custodisce, è nota come la Cappella Sistina delle Alpi.
L’affresco sarebbe la rappresentazione per immagini della nascita dei canederli. Non si sa bene se sia un evento leggendario o realmente accaduto. Si racconta che i lanzichenecchi (feroci mercenari di cui scrisse anche Manzoni nei Promessi Sposi) entrarono in un locale del Trentino e sequestrarono moglie e figlia del proprietario in cambio di cibo.
Le due donne si sarebbero subito messe all’opera per cucinare loro qualcosa con i pochi ingredienti che avevano a disposizione. Il risultato finale (i canederli, per l’appunto) fu così buono che i soldati ne mangiarono a volontà, e alla fine furono talmente sazi che dopo cena caddero in un sonno profondo diventando del tutto innocui.

Canederli, ricetta

Canederli
Canederli
Se ti è piaciuta questa storia e ti è venuta una gran voglia di metterti ai fornelli e provare anche tu a fare i  canederli fatti in casa, ecco la ricetta con  la lista degli ingredienti.

Ingredienti

  • mollica di pane secco (bianco) gr. 500
  • latte gr. 300
  • burro gr, 150
  • farina bianca gr. 120
  • 5 uova
  • prezzemolo
  • noce moscata
  • sale

Preparazione

  • Mettere il burro leggermente ammorbidito in una terrina e con un cucchiaio di legno lavorarlo bene.
  • Aggiungere la mollica di pane tagliuzzata, la farina, il latte, le uova (mescolando bene ad ogni aggiunta di ingrediente), prezzemolo tritato, sale e un pizzico di noce moscata.
  • Amalgamare perfettamente tutti gli ingredienti, poi preparare i canederli: cioè fare con il composto delle pallottole di sei-sette centimetri di diametro e lessarle in acqua bollente salata, lasciandole cuocere per 15 minuti.
  • Prima di cuocerle controllare se la loro consistenza è perfetta e perciò preparare un canederlo e buttarlo nell’acqua in ebollizione: se risulta troppo morbido unire al composto dell’altra farina; se troppo duro ammorbidirlo con poco latte.
Marianna Di Pilla
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