Sulle colline del Trentino nasce un vino di meraviglia: qui anche le vigne danno spettacolo

Stefano Maria Meconi  | 06 Apr 2026

Il nostro viaggio alla scoperta delle eccellenze enologiche dell’Italia ci porta verso il Trentino. È qui che, risalendo le pendici che sovrastano la Valle dell’Adige, approdiamo su un balcone naturale di rara bellezza: le colline di Pressano. Qui, dove la viticoltura sfida la pendenza e si fonde con una geologia antica, la famiglia Peratoner ha dato vita a Maso Grener, un progetto che è al tempo stesso un presidio agricolo e un manifesto di ospitalità rurale.

Le colline di Avisio: il cuore minerale di Pressano

Il territorio di Lavis, e in particolare la frazione di Pressano, rappresenta uno dei distretti viticoli più prestigiosi e storicamente vocati di tutto l’arco alpino. Non è un caso che queste colline siano state celebrate per secoli come un vero “giardino della vite”. La particolarità che rende unico questo lembo di terra è la sua matrice geologica: siamo nel regno dei siltiti del Werfen, rocce sedimentarie di origine marina risalenti a oltre 250 milioni di anni fa. Queste terre rosse, ricche di minerali e ben drenate, conferiscono ai vini una verticalità e una sapidità inconfondibili. Il paesaggio è un susseguirsi di terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, dove l’esposizione solare ottimale e le brezze che scendono dalle vette dolomitiche creano un microclima ideale per le varietà a bacca bianca e per il Pinot Nero. A pochi passi dai vigneti, il borgo di Lavis offre perle architettoniche come il Giardino dei Ciucioi, un’incredibile architettura romantica a terrazze che sembra sfidare la gravità, testimonianza di come l’uomo di queste valli abbia sempre cercato un dialogo armonioso, seppur faticoso, con la verticalità del terreno.

Percorsi tra natura e memoria

Esplorare i dintorni di Maso Grener significa anche immergersi in percorsi escursionistici che collegano i masi storici della zona attraverso la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino. A breve distanza, si può raggiungere la Val di Cembra con i suoi famosi porfidi e le piramidi di terra di Segonzano, oppure scendere verso Trento per ammirare il Castello del Buonconsiglio. Il legame tra la cantina e il suo borgo è indissolubile: partecipare a una degustazione a Pressano significa ascoltare il battito di una terra che ha saputo conservare il suo spirito contadino nobilitandolo attraverso la ricerca della perfezione artigianale.

Maso Grener: la filosofia della “viticoltura ragionata”

Al centro di questo anfiteatro naturale, Cinzia e Fausto Peratoner hanno costruito la loro storia. Come emerge dal racconto della loro esperienza, Maso Grener nasce dalla volontà di tradurre in pratica quarant’anni di conoscenza del mondo enologico. La loro è una “viticoltura ragionata”: un approccio che rifugge dai dogmi ideologici per abbracciare un pragmatismo consapevole, fatto di osservazione quotidiana e rispetto profondo per gli equilibri della natura. L’azienda, certificata SQNPI per la produzione integrata, opera in un contesto di alta biodiversità. Il maso non è solo circondato da filari, ma è parte di un ecosistema che comprende boschi, siepi e piccoli frutteti. Questo approccio si riflette in una gestione del vigneto che riduce al minimo l’impatto ambientale, puntando sulla salute della pianta come unico strumento per ottenere uve di qualità superiore. La scelta di integrare l’attività agricola con un agriturismo di charme permette ai visitatori di vivere direttamente questo equilibrio, svegliandosi letteralmente tra i filari della “Vigna Tratta”.

Il cuore della produzione di Maso Grener è rappresentato dalla Vigna Tratta, un vero e proprio cru situato a circa 350 metri di altitudine. Qui, lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc trovano le condizioni per esprimere un’eleganza aristocratica. Lo Chardonnay di Maso Grener non cerca la potenza fine a se stessa, ma gioca su una finezza aromatica e una freschezza acida che lo rendono estremamente longevo.

Grande attenzione è riservata anche al Pinot Nero, vitigno che in queste terre rosse riesce a spogliarsi della sua proverbiale spigolosità per acquisire una morbidezza e un corredo di piccoli frutti neri di grande pulizia. In cantina, la mano di Fausto è leggera: l’uso del legno è sapiente e mai coprente, finalizzato esclusivamente a esaltare quella traccia minerale che le radici hanno estratto dai sedimenti del Werfen.

Stefano Maria Meconi
Stefano Maria Meconi


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