Toscana mare e monti: le delizie dell’Argentario

Francesco Garbo  | 12 Mag 2023  | Tempo di lettura: 5 minuti

Siamo in Toscana nella zona del Monte Argentario. Sono molti i turisti, che durante la bella stagione, scelgono questa meta per il suo mare limpido che si offre nelle piccole calette, spesso raggiungibili esclusivamente via mare o a piedi. Quella dell’Argentario, con un po’ di fantasia, potrebbe essere definita “l’isola che non c’è.” Infatti il promontorio è collegato alla terra da tre lingue di sabbia, il tombolo della Giannella, una che ospita la città di Orbetello e l’ultima quella della Feniglia. Porto Santo Stefano, Porto Ercole e Orbetello sono solo tre delle mete più gettonate. Vediamo dunque i posti da non perdere se si organizza una gita sul Monte Argentario e cosa mangiare per assaggiare la cucina tipica del luogo, anche perchè qui cucinare il pesce è una vera e propria arte.

La storia dell’Argentario

Probabilmente i primi insediamenti umani nella zona sono da far risalire all’epoca etrusca, anche se il maggior periodo di splendore si ottenne con l’impero romano, grazie ai porti come Portu Herculis, che permettevano i commerci marittimi con la Provenza. Più avanti negli anni, questo promontorio fu importante per la costruzione di fortificazioni in difesa di eventuali attacchi da parte dei turchi. Anche durante l’ultimo conflitto mondiale questo fu un punto di interesse per i tedeschi che qui costruirono una base logistica importante.

Porto Santo Stefano

Questa è la città più grande e più importante, prende il nome dall’omonimo porto. Da non perdere una passeggiata sul lungo mare di Porto Santo Stefano, che si snoda lungo tutta la città. Proprio dal porto ci si può imbarcare per l’ isola del Giglio e Giannutri. Tra le spiagge i Bagni di Domiziano, una piccola spiaggia di sabbia che si raggiunge a piedi tramite un sentiero. Stupenda anche Cala del Gesso alla quale si arriva percorrendo la strada panoramica che parte da Porto Santo Stefano per poi però proseguire a piedi. La bellezza del paesaggio vi ripagherà della fatica per arrivarci.

Porto Ercole

Una località esclusiva che deve la sua fama soprattutto al porticciolo turistico dove attraccano molti yacht durante il periodo estivo. Panorami unici e insenature conquistano tutti coloro che scelgono di visitare questo posto. Possiamo dividere questa città in due zone, la parte nuova che si affaccia direttamente sul mare e la parte più antica, con il borgo storico, raggiungibile con una camminata di un quarto d’ora. Oltre alle sue spiagge Porto Ercole ha molto da offrire come il Forte Filippo che domina la città. Invidiabile la vista sul porto che si può scorgere dalla pizza Santa Barbara. Da visitare la chiesa di Sant’Erasmo nel cuore del borgo e poco distante da questa, la chiesa ospedale di Santa Croce dove con molta probabilità morì Caravaggio.

Orbetello

Località rinomata per l’allevamento di Orate e Spigole. Qui potete gustarle sulla griglia nel ristorante gestito direttamente dagli stessi pescatori. La laguna di Orbetello è un ecosistema unico e favorisce lo sviluppo di specie ittiche che trovano le condizioni ottimali per vivere come spigole, muggini, anguille e orate. Già gli Etruschi e i Romani avevano capito le potenzialità ittiche di questa zona. Tutt’oggi si trovano i resti di vasche semi sommerse dove venivano allevati pesci pregiati, per l’epoca, come murene e triglie. La città è davvero unica perché, si può scorgere il mare da due lati dal momento che sorge su un istmo di terra. Per chi ama la natura è impossibile perdere la visita all’Oasi WWF della Laguna di Orbetello, qui si possono avvistare anatre, aironi ma anche fenicotteri rosa.

Pesce ma anche vini: ecco cosa provare

Ovviamente la cucina del luogo non può non essere a base di pesce. Uno dei piatti più antichi è quello che si prepara a Porto Ercole ovvero la zuppa di sarde e patate. Ottimo accompagnamento con il pesce è il vino locale l’Ansonica, un bianco ottenuto dall’omonimo vitigno. Nelle antiche frasche, osterie locali, si mangiavano spesso le uova lesse con acciughe, aglio e prezzemolo o anche lo stoccafisso cotto con ceci, cipolla e pomodoro. Per gli amanti delle zuppe di pesce il caldaro dell’Argentario, una zuppa povera preparata originariamente dai pescatori per rifocillarsi durante la pesca. Il nome deriva dalla grande pentola in cui era cucinata, il caldaro appunto. Solitamente nella zuppa si usa la gallinella, lo scorfano, la tracina, il gattuccio insieme a seppie, polpi ma anche murene e anguille, il tutto accompagnato da pane raffermo tostato, una vera delizia. Poi l’anguilla preparata alla Scaveccio, ovvero prima fritta e poi fatta riposare in aceto, vino e spezie. Una ricetta molto antica, questa, che risale al periodo della dominazione spagnola nel XVI secolo.

Non solo pesce

Da provare la Schiaccia (una specie di focaccia) con cipolle e acciughe, tipica di Porto Santo Stefano e risalente alla fine dell’ottocento. Per accompagnare questi piatti il sopracitato Ansonica Costa dell’Argentario, vino bianco DOC. Per chiudere il pasto il Liquore Argentarium, digestivo prodotto con erbe locali secondo un’antica ricetta dei Padri Passionisti del convento e per accompagnarlo i Corolli degli Sposi, ciambelline che si preparavano in occasione dei matrimoni, molto caratteristiche per il loro colore rosso dato dall’uso dell’alchermes, un liquore tipico di Firenze e molto utilizzato in pasticceria.

Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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