Tutto quello che non sai sulla melagrana

Francesco Garbo  | 06 Nov 2023  | Tempo di lettura: 3 minuti

Melagrano o melagrana? Il primo dilemma da sciogliere prima di parlare di questo fantastico frutto. Con il termine melograno si intende l’albero mentre con il termine melagrana il frutto. Fatta chiarezza su questo possiamo scoprire tutte le proprietà benefiche di questo fantastico frutto spesso accostato a un simbolo di ricchezza e buon auspicio.

Storia e curiosità sulla melagrana

Il melograno, punica granatum nel suo nome scientifico, deriva dal latino malum, mela, granatum, pieno di grani (semi). Se ci pensiamo infatti esternamente è simile a una mela mentre all’interno presenta tanti chicchi rossi chiamati arilli, caratteristici per il loro sapore acidulo. Le origini dell’albero di melograno sono probabilmente da fare risalire alla Persia dove era coltivato da almeno 4.000 anni. Molto apprezzato in passato in Egitto, era prezioso tanto da far parte del corredo funebre, e in Mesopotamia e ancora oggi utilizzato nella cucina iraniana. La melagrana è un frutto così importante da essere citata nelle bibbia come simbolo di fertilità. Molti i dipinti antichi che la ritraggono. L’albero di melograno riesce ad adattarsi con relativa facilità a condizioni climatiche avverse, in linea generale ama un inverno freddo e un estate calda. I principali produttori mondiali di melagrane sono Iran, India e Stati Uniti.

L’albero del melograno può raggiungere anche i 7 metri d’altezza ma in genera gli alberi coltivati rimangono tra i 2 e i 4 metri. Una curiosità sul frutto, va raccolto dalla pianta a maturazione raggiunta perché non matura più una volta staccato. La buccia della melagrana è dura e non commestibile come la membrana bianca all’interno che delimita 6 sezioni contenenti tanti grani dalla polpa succosa, acidula e zuccherina che virano da un colore rosso o rosa scuro o più chiaro, a seconda delle varietà.

Come scegliere e come preparare la melagrana

Durante il momento dell’acquisto preferite melagrane grandi, pesanti e senza macchie esterne. La scorza raggrinzita è segno di frutti vecchi. Per conservare la melagrana al meglio lasciatela qualche giorno a temperatura ambiente o se dovete conservarla a lungo potete riporla in frigo. Qui si conserverà fino a tre settimane. I chicchi di melagrana possono essere usati per impreziosire con il loro colore e il loro gusto delle insalate, magari un’insalata di finocchi per rimanere nella stagione, oppure insalate miste e macedonie. Molti utilizzano il succo di melagrana rinfrescante e ricostituite. Avete presente lo sciroppo di granatina? Ecco quello è a base di melagrana e spesso viene usato in drink, sorbetti e altri dessert.

Per sbucciare la melagrana in modo facile non dovete far altro che incidere l’estremità superiore avendo cura di non intaccare i grani, per non disperderne il succo. Sbucciare dunque la melagrana, aprirla delicatamente, consumare le bacche direttamente oppure raccoglierle in una ciotola per consumarle con un cucchiaino. Al livello nutrizionale la melagrana è una buona fonte di potassio, contiene vitamina C e acido pantotenico, oltre a tracce di sodio e di niacina. Il sapore acidulo si deve alla presenza di numerosi acidi organici, tra cui l‘acido citrico.

Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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