Mescola sapori autoctoni, stagionalità e biodiversità, riscopre varietà antiche, promuove modelli sostenibili e unisce città e campagna. L’anima del Cilento si racconta anche e soprattutto a tavola, in un viaggio alla scoperta dei prodotti di eccellenza di un territorio che ha fatto del cibo e del mangiare un’esperienza sensoriale a tutto tondo.
Ogni produzione del Cilento segue una filiera corta, artigianale e corale. Questa conduzione virtuosa consente di portare in tavola un prodotto che è prima di tutto un concetto, quello che le riviste gourmet predicano e che in questo angolo di Campania riesce a trovare piena realizzazione: mangiare bene è rispettare territorio e persone. Perché il Cilento è il cuore pulsante della tradizione mediterranea, dove il patrimonio più prezioso è la terra che nutre la mente, l’anima e il corpo.
Nel Cilento, la Dieta Mediterranea non è solo uno stile alimentare: è una cultura viva, un’identità quotidiana, un racconto fatto di terra, mare, tradizione e lentezza. È qui, tra i monti e il Tirreno, nei piccoli paesi tra gli ulivi e le vigne, che il biologo americano Ancel Keys decise di stabilirsi negli anni ’50. Scelse Pioppi, un minuscolo borgo marinaro tra Acciaroli e Casal Velino, dove osservò a lungo lo stile di vita della popolazione, raccogliendo dati che oggi rappresentano le basi scientifiche del modello alimentare più studiato e apprezzato al mondo. Keys si rese conto che qui la gente viveva più a lungo e meglio, grazie a un’alimentazione fatta di ingredienti semplici, stagionali, non processati, integrati a uno stile di vita attivo e a una forte coesione sociale. Nacque così il concetto di Dieta Mediterranea, che oggi l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Ma mentre il termine è entrato nei menù dei ristoranti internazionali e nei pacchetti benessere globali, nel Cilento resta qualcosa di concreto: il ritmo con cui si fa la spesa, si cucina, si mangia e si condivide il cibo.
Nel Cilento, la Dieta Mediterranea ha ancora il volto dei contadini e il profumo del pane appena sfornato, dell’olio extravergine che sa di erba fresca e dei fichi bianchi essiccati al sole. Scopriamo questo volto del Cilento attraverso un itinerario che si muove tra luoghi ed eccellenze del territorio: Fico Bianco del Cilento DOP, Mozzarella nella Mortella, Olio extravergine d’oliva Cilento DOP e Vino Cilento DOC. Niente liste fredde o caselle da spuntare, ma un racconto fluido che unisce profumi, storie e sapori.
Il fico bianco del Cilento DOP è un frutto antico che racconta una terra senza tempo, più che un prodotto un emblema di identità, resistenza e dolcezza. Cresce tra colline assolate e terrazzamenti vista mare, sotto il sole che cuoce le pietre e con il vento che arriva dal Tirreno a portare respiro e sale. Condizioni che immediatamente si ritrovano arrivando a Pisciotta, il borgo arroccato sul mare che è tutto un intrecciarsi di vicoli di pietra grigia e terrazze che si aprono sulle acque scintillanti del Tirreno. Il fico bianco del Cilento DOP è un fico che sa di sud, ma anche di memoria. Si tratta di una varietà particolare coltivata da secoli nei comuni del basso Cilento e che riconosci subito per la buccia sottile, di colore chiaro e dal riflesso dorato, per la polpa compatta, zuccherina e leggermente croccante per via dei piccoli semi. Il suo profumo, delicato e mieloso, si sprigiona già prima del morso. È un frutto che si raccoglie nei mesi più caldi, e che viene lasciato essiccare lentamente al sole, su graticci di legno o su cannizzi intrecciati a mano. Alto contenuto di fibre, zuccheri naturali, sali minerali e antiossidanti, senza additivi né conservanti: un superfood quando ancora nessuno usava questa parola.
Che la Campania sia una regione strettamente legata alla produzione di mozzarella non è di certo un mistero, ma quella che si produce in Cilento non è una mozzarella qualsiasi. La mozzarella nella mortella non è la classica mozzarella da banco frigo né una semplice variante stagionale. È un rituale antico, un gesto pastorale che sa di latte appena munto e di bosco selvaggio. La mortella – altro non è che il nome locale del mirto – è la pianta aromatica che avvolge questa piccola mozzarella cilentana e che ne fa esplodere il profumo ancor prima che arrivi in bocca. È una mozzarella che nasce come alimento di transumanza, conservata dai pastori cilentani durante gli spostamenti lungo le colline tra mare e montagna. L’assenza di frigoriferi e celle costringeva a ingegnarsi, e così si pensò di utilizzare le foglie di mirto, abbondanti in zona, per avvolgere e proteggere il formaggio. Le foglie non solo isolavano, ma regalavano alla pasta bianca del latte una nota balsamica, profonda e resinosa. Ed è proprio questo il segreto del suo fascino: l’equilibrio tra la dolcezza del latte vaccino (oggi, in alcune versioni, anche misto caprino) e la forza aromatica della pianta. Non è un caso che la mozzarella nella mortella sia diventata uno dei simboli gastronomici della Dieta Mediterranea, proprio perché rappresenta la coerenza con il territorio, la stagionalità e la semplicità nutrizionale. Oggi la trovi soprattutto nei piccoli caseifici di Casal Velino, Stio e soprattutto Pollica, borgo in pietra chiara aggrappato alle colline che guardano il mare, dove le case conservano le architetture rurali, i balconi si riempiono di piante aromatiche e l’atmosfera ha un ritmo lento e consapevole. Dal belvedere si ammira un panorama che va dalle vigne ai fichi, dagli uliveti alle acque turchesi di Acciaroli. È tutto lì, in un colpo d’occhio che riassume la biodiversità di un territorio che è molto più di una cartolina.
La Valdiano e la Valle dell’Alento le riconosci subito per i paesaggi puntellati di ulivi secolari, piante che resistono al tempo e raccontano storie di comunità. È proprio in questo territorio che si ritrovano le condizioni ideali per la produzione dell’olio extravergine d’oliva Cilento DOP. È un vero oro della terra, riconosciuto per il suo profilo gustativo equilibrato: erba tagliata, mandorla amara, punta di pomodoro verde e un amaro gentile che resta a lungo. Muovendosi lungo le strade che tagliano la campagna, si incontrano frantoi tradizionali che ancora utilizzano macine in pietra e processi a freddo. Il disciplinare della Denominazione di Origine Protetta, riconosciuta ufficialmente nel 1997, prevede che le olive vengano coltivate, raccolte e frante esclusivamente nell’area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. La varietà principale è la Rotondella, affiancata da Frantoio, Ogliarola e Salella, cultivar autoctone che in questo microclima – influenzato dal mare e dalla montagna – esprimono un profilo aromatico unico.
Taurasi, Greco di Tufo, Falanghina: la Campania dei vini è una Campania di grandi nomi, che anche in Cilento può fregiarsi di calici d’autore. Tra vigneti che si arrampicano sui terrazzamenti e appezzamenti che guardano al Tirreno, in una delle zone vinicole più identitarie – e ancora sorprendentemente poco conosciute – d’Italia, si produce il Vino Cilento DOC, risultato di una cultura vitivinicola antica e la cui versatilità è sorprendente. Il Cilento DOC nasce nel 1989 come denominazione a sé, e comprende una vasta area della provincia di Salerno: da Agropoli a Castellabate, da Pollica fino a Vallo della Lucania e oltre. Un territorio vario, ma coerente, dove la vite è coltivata da secoli – già dai tempi degli Enotri e dei Greci – e dove le varietà autoctone si sono adattate a un clima mediterraneo con forti escursioni termiche e terreni calcarei, sabbiosi e ciottolosi. La denominazione include diverse tipologie: rosso, bianco, rosato, e le versioni monovitigno come Cilento Aglianico, Cilento Fiano e Cilento Piedirosso. Il rosso è forse quello che racconta con più potenza il carattere del territorio: realizzato principalmente con Aglianico, spesso accompagnato da Piedirosso o Primitivo, regala un sorso profondo, caldo, strutturato ma mai eccessivo. Ha profumi di frutta rossa matura, spezie dolci, macchia mediterranea e una leggera nota salina che arriva dal mare. I migliori, affinati in legno, sanno sfidare il tempo con eleganza, restituendo un’idea di Cilento intensa e appassionata. I bianchi, spesso a base di Fiano e Greco, sono minerali, floreali, agrumati, con un’acidità bilanciata che li rende perfetti compagni per la cucina di pesce della costa come gli spaghetti alle vongole e le alici di Menaica. Il rosato, invece, è la risposta cilentana al grande ritorno dei vini da bere freschi: ha colore tenue, profuma di ciliegia, melograno e rosa canina, e si abbina meravigliosamente a una caponata o a una frittura di paranza. Le cantine del Cilento sono spesso piccole, artigianali, a conduzione familiare. Molte praticano agricoltura biologica o biodinamica, con interventi minimi in vigna e in cantina. Qui il vino è ancora frutto del lavoro quotidiano, delle mani che potano, vendemmiano, fermentano, imbottigliano. Non ci sono grandi numeri, ma tanta autenticità.
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