Uova, Colomba e Pastiera: la vera sorpresa è la loro storia

Francesco Garbo  | 09 Apr 2023  | Tempo di lettura: 5 minuti
Colomba pasquale

Se vi dico uova, colomba e pastiera, cosa vi viene in mente? Simboli inequivocabili della Pasqua, gustati in tutt’Italia con varianti regionali o a volte, varianti familiari, ognuno ha la sua ricetta e guai a chi la tocca. Dietro ognuno di questi prodotti c’è una storia, scopriamo perché si usa a Pasqua regalare le uova, mangiare la colomba o la pastiera.

Le Uova

Che siano al cioccolato al latte o fondente, bianco o con le nocciole tutti noi aspettiamo la Pasqua per abbuffarci con il cioccolato, ma perché si regalano le uova? Nell’antichità si celebrava il ritorno della primavera e l’inizio di un nuovo anno con riti e feste che prevedevano l’uso di uova. Già nelle civiltà mitologiche le uova erano un simbolo capace di unire la terra al cielo, per gli egiziani erano invece un punto d’incontro tra i 4 elementi. Con l’arrivo di culture pagane il significato attribuito alle uova cambiò, diventando un simbolo di rinascita e fertilità. Ad esempio gli antichi romani per augurarsi un buon raccolto usavano seppellire un uovo dipinto di rosso. Le uova sono da sempre legate alla primavera. Persiani, egizi e greci erano soliti scambiarsi delle uova decorate durante il cambio di stagione, vissuto in modo molto intenso, perché significava il ritorno della buona stagione e quindi una buona resa e produttività dei campi.

Con l’arrivo dei cristiani l’uovo si arricchì di un significato simbolico che lo lega alla resurrezione, da qui il passaggio che vede le uova come protagoniste della Pasqua. Le uova donate però non erano inizialmente edibili ma realizzate con metalli preziosi, come poi successivamente nel caso delle creazioni del noto orafo Peter Carl Fabergé. Con il tempo nacquero poi le uova di cioccolato grazie a un pasticciere olandese che nel 1828 ideò lo stampo, ancora oggi in uso, per permettere la realizzazione di uova di cioccolato vuote all’interno, pronte ad accogliere la sorpresa. Oltre a quelle di cioccolato si usano anche le uova sode che vengono colorate e decorate dai bambini per poi essere gustate durante la colazione o il pranzo pasquale.

La Pastiera

Immancabile nelle tavole partenopee è la pastiera napoletana. Dolce complesso e ricco con un profumo persistente e irresistibile. Le origini di questo dolce si perdono nella storia. C’è una leggenda che spiega la nascita della pastiera ed è legata alla sirena Partenope. Si celebrava un rito di ringraziamento a questa sirena durante il quale la popolazione portava sette doni: la farina, la ricotta, le uova, il grano cotto, i profumatissimi fiori di arancio, spezie e zucchero. Questi doni poi vennero sapientemente lavorati dalla sirena Partenope che creò così la pastiera. Questa ovviamente è solo una leggenda, anche perché ad esempio la diffusione delle arance era abbastanza limitata in quell’epoca in Europa. Sicuramente un fondo di verità però c’è, dal momento che per celebrare il ritorno della primavera le sacerdotesse di Cerere, dea romana della terra e della fertilità, portavano in processione uova, grano o farro misto con la ricotta, simile del resto alla ricetta del pane di farro donato durante le nozze romane.

Insomma, difficilmente riusciremmo a rintracciare una storia vera e attendibile della nascita della pastiera, sicuramente il dolce cosi come lo conosciamo oggi è molto più recente di quanto si possa pensare. In un convento intorno al XVI secolo fu ideata questa preparazione in grado di unire le uova, la ricotta e il grano cotto, profumati con aromi e fiori d’arancio. Il dolce conquistò con la sua bontà anche la regina Maria Cristina di Savoia, moglie di Ferinando II di Borbone. Si racconta che la regina fosse una donna austera e rigida, che non amava particolarmente la vita di corte e che suggeriva spesso al marito di essere severo nei confronti dei suoi sudditi. Ferdinando II aveva invece un carattere gioviale ed amava stare tra la gente. Nonostante i due caratteri piuttosto contrastanti i due ebbero un matrimonio lungo e felice, anche se il re soffriva per la freddezza e l’eccessiva austerità della moglie. “Per far sorridere mia moglie ci voleva una pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo” queste le parole pronunciate dal marito Ferdinando II, contento che sua moglie si era fatta conquistare dalla profumatissima pastiera.

La Colomba

Non c’è Pasqua senza colomba. Con i canditi o senza. al cioccolato o al pistacchio ogni pasticcere ha la sua versione. Ma perché si mangia la colomba a Pasqua? La colomba, il volatile e non il dolce, è simbolo di pace, spesso ritratto con un ramoscello di ulivo nel becco, altro simbolo legato alla Pasqua, precisamente alla domenica delle palme, che precede di una settimana la Pasqua. Salvezza, pace e resurrezione quindi sono i significati legati alla colomba che si intrecciano con la storia della colomba dolce. Non è ben chiaro quale sia il limite tra la leggenda e la storia inventata per scopi di marketing ma si dice che a seguito della conquista di Pavia da parte del Re Alboino i cittadini, nel tentativo di ingraziarsi il re, prepararono pani soffici e dolci a forma di colomba. La storia più attendibile e veritiera sulla nascita della colomba però è molto recente ed è legata a motivi commerciali. Siamo intorno al 1930 e da un’esigenza nacque un’idea geniale. Le fabbriche che producevano panettoni avevano un grande problema da risolvere, la stagionalità. Una volta prodotti i panettoni infatti gli operai erano costretti ad restare fermi per il resto dell’anno. Così nacque da un impasto simile al panettone la colomba. Insomma origine molto meno storica e leggendaria di quanto si possa immaginare.

Francesco Garbo
Francesco Garbo

Sono un cuoco e un giornalista enogastronomico, cucino e parlo di cibo praticamente tutto il giorno. Vino e cibo sono le due vie migliori per conoscere una cultura, in modo gustoso.



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